500 miliardi di dollari richiesti dalle Nazioni Unite per sviluppare l’energia pulita nei Paesi poveri

E’ l’ennesima crepa nei colloqui sul riscaldamento del clima tra Paesi ricchi e quelli in via di sviluppo: l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sullo sviluppo del fabbisogno di energia delle nazioni ha rilevato che per consentire ai Paesi poveri di crescere senza contribuire pesantemente al cambiamento climatico bisogna finanziarli con almeno 500 miliardi di dollari l’anno (350 miliardi di euro).
Questo ovviamente complica le cose, specialmente per nazioni come la Cina e l’India, alle prese con le richieste da parte delle nazioni, come gli Stati Uniti, di assumere impegni vincolanti per tagliare le emissioni di gas a effetto serra. In precedenza, si era pensato che circa 100 miliardi di dollari l’anno sarebbero stati sufficienti per aiutare le nazioni nello sviluppo sostenibile, al fine di ridurre al minimo l’uso di energia proveniente da fonti inquinanti, come le centrali a carbone. Finora solo 21 miliardi dollari sono stati effettivamente raccolti nella lotta contro il cambiamento climatico. Le nazioni in via di sviluppo chiedono maggiore impegno finanziario per aiutarle a ridurre le emissioni.
Il punto cruciale del dibattito si può essenzialmente riassumere così: i Paesi industrializzati, in particolare gli Stati Uniti, vogliono sviluppare quegli obiettivi vincolanti per fissare la riduzione delle emissioni, prima di sborsare il denaro per finanziare il programma del contenimento delle emissioni. Le nazioni in via di sviluppo invece vogliono che i ricchi si impegnino per un aiuto finanziario per tali riduzioni prima di fissare gli obiettivi. Un cane che si morde la coda.
Di certo i 500 miliardi da soli non serviranno a nulla. Come osserva il New York Times:
Tale stima astronomica, di gran lunga superiore rispetto a qualsiasi precedentemente suggerita dalle Nazioni Unite, arriva in un momento in cui le nazioni sviluppate e in via di sviluppo sono ancora profondamente divise su chi ha la responsabilità di assumersi le spese di distribuzione di risorse energetiche più pulite.
Con i colloqui di Copenaghen sul clima che si avvicinano, questa è una cattiva notizia. I 500 miliardi di dollari sono circa l’1% di tutta la produzione economica globale. Ma possono essere assolutamente necessari per sviluppare l’energia solare, eolica, o altre energie rinnovabili, mentre creano le necessarie infrastrutture.
Le soluzioni proposte per racimolare una somma così imponente, comprendono una tassa globale sul carbonio e un programma di investimenti pubblici che è stato confrontato con il Piano Marshall, che ha contribuito a ricostruire l’Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Mancano poco più di 3 mesi alla conferenza, e per allora le idee dovranno necessariamente essere chiarite.
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