Acqua, Italia primo Paese per consumo in bottiglia

di Marco Mancini 3

L’Italia è il primo Paese europeo, ed il terzo a livello mondiale, nel consumo di acqua in bottiglia. Un dato che sa molto di spreco, se consideriamo che con tutti i fiumi che abbiamo, di certo l’acqua non ci manca. Non a caso i due Paesi mondiali che ci precedono in graduatoria sono Arabia Saudita e Messico che fisicamente non hanno molta disponibilità idrica. Ma come mai ne utilizziamo così tanta?

I motivi sono tanti, e sono da ricercare essenzialmente in due aspetti: gli acquedotti ormai vecchi che non permettono di rifornirsi di acqua pulita dal rubinetto, ed una remora culturale, dato che siamo sempre stati abituati a bere l’acqua in bottiglia e così non prendiamo spesso nemmeno in considerazione altri metodi di rifornimento. Ma tutto questo vuol dire prima di tutto inquinamento.

In parte questo proviene dal gettare le bottiglie, spesso di plastica ma a volte anche di vetro, nei cassonetti indifferenziati, sprecando così tante risorse; ma per lo più si tratta di inquinamento dovuto alla lavorazione delle bottiglie ed al trasporto. Secondo quanto spiegato da Roberto Colombo, presidente di Ianomi, in occasione del World Water Forum di Marsiglia, nel 2011 l’Italia ha consumato 196 litri di acqua in bottiglia per abitante, numeri altissimi, a volte anche doppi rispetto ad altri Paesi.

Ma come se ne esce? In parte ci stanno provando alcune aziende idriche istituendo le case dell’acqua in molte città. Si tratta di punti di rifornimento di acqua pulita, accessibili a tutti, in cui si può portare magari una cassa di bottiglie o delle damigiane e fare il rifornimento gratuito d’acqua. Nel 2011 i numeri raggiunti da queste strutture sono stati impressionanti: 2.500 litri erogati ogni giorno per un risparmio di 32 milioni di bottiglie di plastica, oltre tremila tir tolti dalla strada, 1936 tonnellate di petrolio, altrettante di anidride carbonica e oltre 15 tonnellate di monossido di carbonio. Anche se questa non è la soluzione definitiva, può esserne parte, e se le case dell’acqua fossero più diffuse potrebbero contribuire ad aumentare anche la consapevolezza dei cittadini.

Photo Credits | Thinkstock

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