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Dall’auto elettrica al motore bimodale, le quattro ruote di un futuro senza benzina (o quasi)

 
Marco Mancini
8 giugno 2010
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auto elettricaA conclusione del Festival Internazionale dell’ambiente, che si è tenuto a Milano dal 3 al 7 giugno scorso, si è rivolto uno sguardo al futuro, ed in particolar modo al potenziamento in chiave ecologica dei mezzi di trasporto, che rappresentano una grossa fetta dell’attuale incremento di inquinamento atmosferico.

Stando al parere degli esperti che si sono susseguiti nel forum milanese, l’Italia è uno dei pochi Paesi Occidentali a mantenere “in vita” alcune auto definite “vetuste”, cioè le antiche Euro 0 ed Euro 1, risalenti ad oltre 30 anni fa. Se queste si cambiassero con le nuove Euro 5, si avrebbe un enorme risparmio in termini di emissioni. Ma ancor di più lo si avrebbe se fossero elettriche o progettate con le altre tecnologie di nuova generazione emissioni zero che cambiano il modo di intendere l’auto del futuro.

Vista la lentezza con cui si stanno diffondendo le postazioni di ricarica delle auto elettriche, in vetta ad un’ideale classifica delle auto di nuova generazione più vendute c’è l’auto ibrida, la quale affianca un motore a benzina/diesel/gas al motore elettrico. I due collaborano insieme per dare propulsione all’automobile, riducendo enormemente la quantità di combustibile bruciato e di conseguenza risparmiando Co2.

Ma se si vuol veramente abbattere ogni tipo di emissione, le alternative sono il veicolo elettrico, che si ricarica più lentamente di quello a benzina (dalla mezz’ora alle 8 ore), ma che ha come vantaggio quello di non emettere un solo grammo di Co2; oppure il motore bimodale che ha a bordo più batterie rispetto al motore elettrico che tutti conosciamo, diventando una via di mezzo tra veicolo elettrico e ibrido.

Questo nuovo gioiellino è però ancora in fase di studio. Il Politecnico di Milano è riuscito finora a produrre alcuni prototipi con un’autonomia di 35-45 km, ma è ancora in fase di test. Ma il modo migliore per spendere poco e non inquinare in mobilità restano le care vecchie gambe. Per questo l’ATM ed il comune di Milano hanno già inaugurato 100 postazioni per il bike-sharing, ed hanno promesso che breve queste raddoppieranno, per far diventare il capoluogo lombardo un esempio di sostenibilità per tutt’Italia.

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