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Avorio in fiamme, il Gabon lancia un messaggio ai bracconieri

 
Matteo Carriero
1 luglio 2012
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gabon fiamme avorio illegale contro bracconaggioQuasi 5 tonnellatte di avorio date alle fiamme dallo stato del Gabon per mandare un messaggio forte a tutti i bracconieri che razziano il paese. La montagna di avorio bruciato aveva un peso di 4825 kg ed era composta da 1293 pezzi di avorio grezzo e 17730 pezzi di avorio lavorato, per un totale di 850 elefanti uccisi.

Il WWF e Traffic hanno collaborato con il governo del Gabon per catalogare accuratamente l’avorio sequestrato, avallando poi il duro messaggio rappresentato dal rogo. In Africa Centrale la quantità di avorio sequestrato è ingente in molti paesi, tuttavia troppo di frequente le quantità confiscate finiscono coll’essere reintrodotte nel mercato nero illegalmente, con la partecipazione di funzionari corrotti. È proprio in questo quadro che il valore del gesto acquista tutto il suo significato.

Il presidente del Gabon Ali Bongo Ondimbam, che ha scelto di accendere le fiamme in prima persona, ha dichiarato in proposito:

Il Gabon è per la tolleranza zero rispetto ai crimini contro le specie selvatiche e stiamo mettendo in campo le nostre leggi e le nostre istituzioni per garantire che questa politica sia rafforzata.

Isabella Pratesi, direttrice delle Politiche di conservazione internazionali per Wwf Italia ha aggiunto:

Tutti noi delegati del WWF giunti in Gabon da varie parti del mondo, dal Giappone all’Olanda, non abbiamo potuto non pensare ai numerosi guardiaparco che ogni giorno rischiano la vita per contrastare il commercio illegale dell’avorio. Questa e’ una battaglia degli Stati africani ma puo’ essere vinta solo con l’appoggio di tutti i Paesi e di tutta la società civile.

Sulla questione è intervenuto inoltre Massimiliano Rocco, responsabile Specie, TRAFFIC e Foreste del WWF Italia, ricordando che per debellare il bracconaggio occorre combattere anche chi l’avorio lo acquista:

Dobbiamo rompere la catena del commercio illegale dell’avorio e del commercio illegale in tutti i Paesi a vario titolo coinvolti, compresi i Paesi europei e l’Italia.

Photo Credits | wwarby su Flickr

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