Bike-sharing, su due ruote a New York

 
Marco Mancini
27 agosto 2010
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L’utilizzo delle biciclette a New York City è cresciuto di continuo negli ultimi anni, fenomeno che le autorità locali hanno definito “incoraggiante”. Per questo, nel tentativo di diminuire il traffico ed il conseguente smog, il Governo cittadino ha deciso di investire in nuove infrastrutture e politiche. Può sembrare paradossale, ma nella città più grande al mondo manca ancora un programma di bike-sharing.

Questa mancanza però potrebbe essere destinata a terminare grazie ad una proposta del sindaco Bloomberg e del Commissario ai Trasporti Janette Sadik-Khan, i quali hanno proposto di introdurre a New York City un programma che all’inizio metterebbe a disposizione 10.500 biciclette, e rapidamente potrebbe portarle fino a 49.000. Numeri che fanno impallidire la recente impresa della città di Londra che ha messo a disposizione dei suoi cittadini seimila biciclette.

Stiamo facendo tutto il possibile per la progettazione di strade più sicure, con migliori prestazioni

ha annunciato Sadik-Khan che ha riconosciuto la difficoltà attuale dei ciclisti a muoversi in assenza di piste ciclabili. Il commissario ha anticipato che sarà eliminata una corsia dedicata alle automobili su molte strade, da convertire in pista ciclabile, con l’obiettivo di ridurre le lesioni dei ciclisti del 54% rispetto ai sei anni precedenti.

Non è ancora chiaro quando tale programma verrà lanciato e le prime stazioni costruite, ma pare che prima dell’avvio del programma materiale, verranno attuati programmi per ridurre il problema dei ciclisti “pirata”, educandoli su come guidare in sicurezza, creando infrastrutture che renderanno un giro in bicicletta più facile, e facendo rispettare le leggi che già esistono con maggior attenzione da dedicare non solo agli automobilisti. Città come Copenaghen hanno molti più ciclisti rispetto al numero di abitanti di New York, e così le loro strade e le loro leggi saranno prese ad esempio nell’avvio del nuovo programma su due ruote, assicurano gli addetti ai lavori.

Fonte: [Treehugger]

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