Bike sharing a New York, ma solo per i non obesi

di Marco Mancini Commenta

bike sharing new york obesiSpostarsi in bicicletta è uno dei primi consigli che un medico dà ad una persona che deve perdere peso. Se si è obesi infatti, bisogna lasciare a casa l’automobile e spostarsi a piedi, con i mezzi pubblici o, appunto, sulle due ruote. Peccato che però a New York, una delle città con il più alto tasso di obesità al mondo, non si possa fare. Almeno sulle bici pubbliche. Il sindaco Bloomberg sta per inaugurare quello che diventerà il più grande servizio di bike-sharing del mondo. Ma con una discriminazione sin dall’inizio.

Il regolamento da seguire per potersi abbonare al servizio infatti prevede che non si debbano superare le 260 libbre di peso, circa 117 kg. Non che i mezzi non sostengano un peso superiore, ma perché le tante sollecitazioni che possono provenire da una persona così pesante possono usurare prima la struttura della bici, facendola durare di meno. La spesa infatti non è di certo uno scherzo, e così l’amministrazione comunale spera di poter far durare il più possibile l’investimento. Anche perché non sarebbe nemmeno la prima volta. Anche il Velib, il sistema di bike-sharing parigino, prevede un peso massimo di 120 kg. Solo che la capitale francese non ha il tasso di obesità che c’è nella Grande Mela dove, secondo le statistiche, è obeso un abitante su 4.

Il servizio di bike sharing di New York era già nato tra mille polemiche. Prima i ritardi legati ad aspetti burocratici vari, poi l’arrivo dell’uragano Sandy che ha distrutto diverse stazioni pochi giorni prima dell’inaugurazione, ed ora questo. Finalmente però sembra sia tutto a posto e nel giro di pochi giorni dovrebbero essere inaugurate le 330 stazioni sparse per tutta la città che contengono 6 mila biciclette. Quando invece il servizio entrerà a pieno regime, quando cioè verranno raggiunte anche le zone del Queens e di Brooklyn, le stazioni arriveranno a 600 ed i mezzi a ben 10 mila, rendendo così il servizio newyorkese il più grande del pianeta.

[Fonte: Corriere della Sera]

Photo Credits | Getty Images

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