Biocarburanti: le alghe abbatteranno del 17% le importazioni di petrolio negli Usa

di Marco Mancini Commenta

Torniamo a parlare di alghe, una vera e propria risorsa preziosissima per il futuro che potremmo tranquillamente definire “oro verde”. Infatti, come dimostrato anche in altri articoli, esse saranno in grado di rimpiazzare molti dei combustibili oggi esistenti, il tutto senza aumentare le emissioni, ma anzi diminuendole dato che, come tutti gli organismi vegetali, potranno assorbire CO2.

Oggi ce ne occupiamo perché, a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio e per problemi di sicurezza ambientale, sono sempre di più gli investitori che stanno lasciando da parte i combustibili fossili per studiare meglio quelli vegetali. Ma la crescita delle alghe, o di qualsiasi altra fonte di biocarburanti, ha un problema: richiede un sacco di acqua.

Tuttavia un nuovo studio mostra che anche questo problema può essere superato. A seconda di dove coltiviamo le alghe, cambia la quantità di acqua necessaria per produrre il biocarburante. Secondo il Congresso per il Carburante Rinnovabile, la ricerca sulle alghe permetterà di ridurre del 17% le le importazioni di petrolio degli Stati Uniti, che in termini assoluti si attesta su circa 80 miliardi di litri di petrolio. L’articolo in cui sono mostrati i risultati è stato pubblicato sulla rivista Water Resources Research.

I ricercatori del Department of Energy’s Pacific Northwest National Laboratory hanno rilevato che l’uso di acqua è molto minore se le alghe sono coltivate nelle regioni che hanno un clima più soleggiato e umido: il litorale del golfo, la costa sud-orientale e i Grandi Laghi negli Stati Uniti, ma visto così, anche l’Italia potrebbe essere un gran produttore visto che questo clima è presente quasi ovunque nella penisola.

Le alghe sono state un argomento caldo di discussione sui biocarburanti di recente, ma nessuno si è chiesto quanto potrebbero fare per l’America – e la quantità di acqua e di terra che richiederebbero – fino ad ora. Questa ricerca fornisce le basi e le stime iniziali necessarie per informare sulle decisioni migliori

ha dichiarato Mark Wigmosta, autore principale e idrologo del PNNL. Il biocarburante da alghe può essere prodotto tramite l’estrazione e la raffinazione degli oli, chiamati lipidi, che le alghe producono man mano che crescono. La conseguenza è un carburante con un minor numero di emissioni complessive di gas ad effetto serra rispetto ai combustibili fossili, ma soprattutto producibile ovunque, il che significherebbe che si potrebbe ridurre la dipendenza dal petrolio straniero.

Ma i vantaggi delle alghe non finiscono qui. Infatti, secondo i ricercatori, esse possono essere coltivate anche in acqua salata e negli stagni coperti, allargando di molto le possibilità di coltivazione. Ad ogni modo la gran parte della produzione commerciale di alghe di oggi è fatta in vasche aperte. Infine le alghe possono produrre oltre 80 volte in più biocombustibili rispetto al mais per ettaro all’anno, senza entrare in conflitto con le risorse alimentari, il che risolverebbe un bel po’ di problemi etici che ne hanno limitato lo sviluppo negli ultimi anni.

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[Fonte: Sciencedaily]

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