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	<title>Ecologiae &#187; Elettricità</title>
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	<description>Il vostro dispositivo salvaenergia</description>
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		<title>Energia elettrica dalla fotosintesi grazie ad una cella a biocombustibile</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 11:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pagliaro</dc:creator>
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Un team di scienziati francesi è riuscito a trasformare l&#8217;energia chimica generata dalla fotosintesi in energia elettrica attraverso lo sviluppo di una cella a biocombustibile. Questa innovativa tecnologia offre una nuova strategia per convertire l&#8217;energia solare in energia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-13292" title="cactus" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2010/02/cactus.jpg" alt="cactus" width="450" height="300" />Un team di scienziati francesi è riuscito a <strong>trasformare l&#8217;energia chimica generata dalla fotosintesi in energia elettrica attraverso lo sviluppo di una cella a biocombustibile</strong>. Questa innovativa tecnologia offre una nuova strategia per convertire l&#8217;<a href="http://www.ecologiae.com/category/energie/solare-energie/" target="_blank"  target="_blank">energia solare </a>in <a href="http://www.ecologiae.com/category/energie/elettricita-energie/"  target="_blank">energia elettrica</a> in modo <strong>ecocompatibile</strong> e <strong>rinnovabile</strong>. Inoltre, la <strong>cella a biocombustibile</strong> potrebbe avere importanti <a href="http://www.medicinalive.com/category/medicina-tradizionale/biotecnologie/"  target="_blank">applicazioni mediche</a>.<br />
I risultati  dello studio sono stati pubblicati sulla rivista <em>Analytical Chemistry</em>.</p>
<p>Ma vediamo nel dettaglio di cosa si tratta. La fotosintesi è il processo attraverso il quale le piante convertono l&#8217;energia solare in energia chimica. In presenza di luce visibile, anidride carbonica (CO2) e acqua (H2O) si trasformano in glucosio e O2 nel corso di una complessa serie di reazioni chimiche. I ricercatori del <em>Centre de Recherche Paul Pascal</em> (CNRS) hanno sviluppato una <strong>cella a biocombustibile che funziona utilizzando i prodotti della fotosintesi</strong> (glucosio e O2) ed è costituita da due<strong> elettrodi con enzimi modificati</strong>.<span id="more-13286"></span></p>
<p>La cella è stata poi inserita in una pianta, in questo caso un <strong>cactus</strong>. Una volta che gli elettrodi, molto sensibili a O2 e glucosio, erano stati impiantati nella foglia di cactus, gli scienziati sono riusciti a monitorare dal vivo il reale andamento nel tempo della <strong>fotosintesi</strong>. Essi sono stati in grado di osservare un aumento della corrente elettrica quando una lampada da tavolo veniva accesa, e una riduzione quando veniva spenta. Durante questi esperimenti, gli scienziati sono stati anche in grado di fare la prima osservazione del reale andamento nel tempo dei livelli di glucosio durante la fotosintesi. Questo metodo potrebbe offrire un nuovo modo di comprendere meglio i <strong>meccanismi della fotosintesi</strong>.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-13291" title="cella a biocombustibile" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2010/02/cella-a-biocombustibile.jpg" alt="cella a biocombustibile" width="300" height="150" />Inoltre, i ricercatori hanno dimostrato che <strong>una cella a </strong><a href="http://www.ecologiae.com/category/energie/biomassa-energie/"  target="_blank">biocarburante</a><strong> inserita in una foglia di cactus potrebbe generare una potenza di 9 W per cm2</strong>. Poichè questa resa si è rivelata proporzionale all&#8217;intensità della luce, in misura maggiore una forte illuminazione accelera la produzione di glucosio e O2 (fotosintesi), così il biocarburante è più disponibile nella cella. In futuro, questo sistema potrebbe in ultima analisi, costituire la base per una nuova strategia per la <strong>trasformazione ecosostenibile e rinnovabile di energia solare in energia elettrica</strong>.</p>
<p>Accanto a questi risultati, l&#8217;obiettivo iniziale di questo lavoro era quello di sviluppare una <strong>cella a biocombustibile per applicazioni mediche</strong>. Questa potrebbe funzionare in modo autonomo sotto la pelle, <strong>attingengo l&#8217;energia chimica dalla coppia ossigeno-glucosio</strong>, che è naturalmente presente nei fluidi fisiologici. Si potrebbe quindi fornire energia per <strong>dispositivi medici impiantati</strong>, come, ad esempio, i sensori autonomi per via sottocutanea per<strong> misurare i livelli di glucosio nei pazienti diabetici</strong>.</p>
<p>[Fonte: <em>Sciencedaily</em>]</p>
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		<title>Fotovoltaico nel piano strategico di Terna</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 22:56:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fil</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettricità]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel Piano Strategico di Terna per gli anni che vanno dal 2010 al 2014 c&#8217;è anche il fotovoltaico. In data odierna, infatti, la società che si occupa nel nostro Paese del dispacciamento dell&#8217;energia elettrica ha presentato il piano di investimenti aggiornato con risorse aggiuntive pari a ben 900 milioni di euro, con un incremento del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-13266" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2010/02/fotovoltaico-terna.jpg" alt="fotovoltaico-terna" width="450" height="240" />Nel Piano Strategico di <strong>Terna</strong> per gli anni che vanno dal 2010 al 2014 c&#8217;è anche il fotovoltaico. In data odierna, infatti, la società che si occupa nel nostro Paese del dispacciamento dell&#8217;<strong>energia elettrica</strong> ha presentato il piano di investimenti aggiornato con risorse aggiuntive pari a ben 900 milioni di euro, con un incremento del 26% rispetto al precedente <strong>piano strategico</strong>. In particolare, per il fotovoltaico Terna nel periodo sopra citato mette sul piatto <strong>investimenti</strong> per le energie rinnovabili che superano i 300 milioni di euro, e che a regime porteranno a conseguire una redditività pari ad oltre l&#8217;80%. Per implementare i <strong>progetti</strong> per il fotovoltaico, <strong>Terna</strong> mira a valorizzare i terreni che sono adiacenti alle stazioni elettriche e che in questo momento non sono utilizzati; l&#8217;obiettivo è quello di realizzare <a href="http://www.ecologiae.com/tag/impianti-fotovoltaici/"  target="_blank">impianti di produzione di energia fotovoltaici</a> di piccola taglia al fine di conseguire già entro l&#8217;anno corrente una <strong>potenza complessiva</strong> cumulata pari a 100 MW.</p>
<p><span id="more-13260"></span>Gli investimenti di <strong>Terna</strong> nel fotovoltaico rientrano nell&#8217;ambito di un ampio piano di investimenti da 4,3 miliardi di euro in cinque anni; buona parte di queste <strong>risorse</strong> saranno destinate allo sviluppo della rete per realizzare interventi che coinvolgeranno 200 imprese a fronte di ben 10 mila persone impegnate nei <strong>lavori</strong>. Il <a href="http://www.ecologiae.com/tag/fotovoltaico/"  target="_blank">fotovoltaico</a>, quindi, per Terna rappresenta un ambito di <strong>diversificazione degli investimenti</strong>.</p>
<p>Nel frattempo, c&#8217;è da rendere la rete di trasmissione dell&#8217;<strong>energia elettrica</strong> ancora più sicura ed efficiente, e per questo dal 2010 al 2014 sono previste <strong>importanti interconnessioni</strong> ed alcune opere strategiche che riguardano la Toscana, il Veneto, la<strong> Lombardia</strong> e, soprattutto il Sud con la Linea Foggia – Benevento, il Collegamento Sorgente-Rizziconi tra <a href="http://www.finanzalive.com/tag/sicilia/" target="_blank"  target="_blank">Sicilia</a> e Calabria, ed il SA.PE.I, secondo cavo che collega la <strong>Sardegna </strong>alla Penisola Italiana. Per l&#8217;estero, invece, gli interventi previsti riguardano l&#8217;interconnessione <strong>Italia – Montenegro</strong> e quella <strong>Italia – Francia</strong> a seguito di un <strong>iter autorizzativo</strong> avviato nell&#8217;ottobre scorso.</p>
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		<title>Pellet, cos&#8217;è e perché conviene all&#8217;ambiente (e al portafoglio)</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 11:05:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pagliaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Negli ultimi anni si sente parlare sempre più di un nuovo combustibile ecologico chiamato pellet. Già il fatto che sia un combustibile, stride con la parola &#8220;ecologico&#8221;, in quanto bruciando, dovrebbe emettere CO2. Ed in parte è vero, ma nonostante questo, si tratta ugualmente del combustibile più pulito disponibile oggi sul mercato.
Tutto si spiega alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10926" title="stufe-pellet-riscaldamento" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/12/stufe-pellet-riscaldamento.jpg" alt="stufe-pellet-riscaldamento" width="400" height="400" /></p>
<p>Negli ultimi anni si sente parlare sempre più di un nuovo <strong>combustibile ecologico</strong> chiamato <strong>pellet</strong>. Già il fatto che sia un combustibile, stride con la parola &#8220;ecologico&#8221;, in quanto bruciando, dovrebbe emettere CO2. Ed in parte è vero, ma nonostante questo, si tratta ugualmente del <strong>combustibile più pulito disponibile oggi sul mercato</strong>.</p>
<p>Tutto si spiega alla fonte, e cioè con la sua composizione. Nonostante si tratti di legno, in realtà non è la legna comune che si ricava tagliando gli alberi e lasciandola essiccare per 18 mesi per farle espellere l&#8217;umidità. Il pellet è composto in <strong>cilindretti di segatura e altri scarti industriali del legno</strong>. In pratica si tratta dei <strong>rifiuti del legno lavorato</strong>, i quali anziché andare in discarica, vengono pressati e rivenduti, in modo da fornire un combustibile che non proviene dal taglio degli alberi.</p>
<p>Tornando alle emissioni, nel momento in cui esso viene bruciato, <strong>emette molta meno Co2 rispetto alla legna normale</strong>, o peggio ancora al carbone o al gas, e le sue emissioni equivalgono all&#8217;incirca alla Co2 recuperata dall&#8217;albero che ha contribuito a salvare, diventando, a conti fatti, un <strong>combustibile ad emissioni zero</strong>. Il pellet non è prodotto solo da scarti di legno, ma ci sono diverse varianti provenienti anche dalla carta, cartone, paglia (non di riso), girasole, granoturco, sansa, residui di potatura e praticamente quasi tutti gli scarti vegetali.<span id="more-10924"></span></p>
<p>Il <strong>potere calorifico</strong>, cioè la capacità di produrre calore, del pellet è circa<strong> il doppio rispetto a quella del legno</strong>, e dunque fa risparmiare anche in termini di consumo. Inoltre è anche più comodo degli altri combustibili per diversi fattori. Il primo è anche il più ovvio: per caricare il caminetto o la stufa a legna, bisogna trasportare <strong>quintali di legname</strong> che sono difficili da trasportare, dispendiosi, occupano spazio e necessitano di qualcuno che lo carichi nella stufa. Il pellet invece si acquista in <strong>comodi sacchetti di plastica</strong>, lo si versa nella stufa, e a seconda della temperatura prescelta, viene rilasciato per la combustione secondo un <strong>sistema elettronico</strong>. A questo si aggiunge che si accende, si spegne e si regola la temperatura con un semplice <strong>telecomando</strong>; è meno pericoloso da trattare, ed infine <strong>non rilascia fumi e odori</strong> come la legna.</p>
<p>La nota dolente principale è il <strong>costo</strong>. Una stufa per pellet costa <strong>dai 900 euro in su</strong>, ma perché ingloba in sè una tecnologia molto più avanzata rispetto alle concorrenti, che possono essere utilizzate con stufe del costo che va dai 100 ai 5-600 euro (a parte i modelli super-lusso che costano quanto il pellet). Tale spesa può, per adesso, essere <strong>detratta </strong>in quanto un impianto a pellet è considerato tra i <strong>lavori di ristrutturazione edilizia ecologica</strong> che vengono coperti dalla <strong>detrazione del 36%</strong> in sede di dichiarazione dei redditi. Un&#8217;opportunità da non lasciarsi sfuggire.</p>
<p>Il costo iniziale però viene ripagato, oltre che in termini pratici, anche in termini economici in quanto l&#8217;approvigionamento del pellet è molto meno costoso di quello della legna. Un sacco da 15 kg di pellet costa all&#8217;incirca <strong>5 euro</strong>, cifra con cui si possono acquistare fino a <strong>50 kg di legna</strong>, la quale però finirebbe molto prima rispetto al pellet.</p>
<p>Gli svantaggi però sono anche altri, come il <strong>montaggio</strong>, che dev&#8217;essere effettuato esclusivamente da un tecnico specializzato (che si paga a parte), la <strong>manutenzione </strong>(bisogna pulirla ogni 2-3 giorni con un apparecchio specifico), ed il fatto che, essendo alimentata dall&#8217;elettricità, anche se in quantità minima,<strong> con un black-out non funzionerebbe</strong>. Le somme le lasciamo tirare a voi, ma è bene sapere che c&#8217;è anche quest&#8217;opportunità, che in regime di taglio delle emissioni, può essere presa seriamente in considerazione.</p>
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		<title>Uno Stato dell&#8217;India è alimentato da scarti di riso</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/india-alimentato-scarti-riso/10463/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 09:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pagliaro</dc:creator>
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Una tecnologia che converte lo scarto del riso in elettricità sta guadagnando terreno a Bihar (India). Circa 100.000 nuclei familiari nello Stato già la usano per produrre elettricità dalla biomassa. Secondo una stima, il 44% della popolazione indiana vive ancora senza energia elettrica, e così questa tecnologia di nuova generazione basata sulla biomassa diventa indispensabile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10465" title="impianto elettrico a scarti di riso" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/11/impianto-elettrico-a-scarti-di-riso.jpg" alt="impianto elettrico a scarti di riso" width="450" height="330" /></p>
<p>Una tecnologia che<strong> converte lo scarto del riso in elettricità</strong> sta guadagnando terreno a <strong>Bihar </strong>(India). Circa 100.000 nuclei familiari nello Stato già la usano per produrre elettricità dalla biomassa. Secondo una stima, <strong>il 44% della popolazione indiana vive ancora senza energia elettrica</strong>, e così questa tecnologia di nuova generazione basata sulla <strong>biomassa </strong>diventa indispensabile per la gente &#8220;affamata&#8221; di energia come quella di Bihar.</p>
<p>Anche se questa tecnologia è in uso da 50 anni in India, l&#8217;<strong>Husk Power Systems</strong> (HPS), una società di elettrificazione rurale, l&#8217;ha modificata per <strong>abbassare i prezzi e renderla accessibile a tutti</strong>. Oggi, le forniture HPS alimentano 50 villaggi nello Stato. Ogni villaggio ha una popolazione compresa tra 2.000 e 4.000 persone. Entro il 2012, l&#8217;HPS pianifica di coprire 2.000 villaggi.<span id="more-10463"></span></p>
<p>Lo scarto del riso, proveniente dalla buccia, quando viene riscaldato, rilascia un gas che l&#8217;HPS utilizza per alimentare dei <strong>motori diesel per la generazione di energia elettrica</strong>.</p>
<blockquote><p>Riscaldiamo la buccia del riso ad un punto in cui si trasforma in gas che alimenta un motore</p></blockquote>
<p>ha dichiarato <strong>Chip Ransler</strong>, Chief Strategy Officer dell&#8217;HPS. L&#8217;alimentazione è fornita attraverso una griglia elettrica. La buccia del riso viene venduta dagli agricoltori e proprietari di mulini, e per ogni impianto di gassificazione della biomassa è gestita da meccanici addestrati.</p>
<blockquote><p>Circa 1,5 kg di buccia di riso produce 1 kWh (chilowattora) di elettricità. L&#8217;elettricità è generata mediante un alternatore ed inviata in tre fasi a 220 volt. Abbiamo istituito griglie che sono particolarmente adatte in base alle dimensioni dei villaggi. L&#8217;installazione è completamente decentrata. Non riveliamo il prezzo,  ma gli abitanti dei villaggi risparmiano il 50% di quello che stavano spendendo con il kerosene e il gasolio</p></blockquote>
<p>ha conculso Ransler. <strong>Simon Desjardins</strong>, un analista della Shell Foundation, una Ong con sede in Gran Bretagna, la quale fornisce un aiuto finanziario e tecnico all&#8217;HPS, ha detto che la carenza di energia elettrica può direttamente ostacolare lo sviluppo economico di un villaggio, a parte l&#8217;inquinamento ambientale causato dall&#8217;uso di <strong>gasolio e cherosene</strong>. L&#8217;HPS ha inizialmente fornito energia elettrica a 15 villaggi con il sostegno della Fondazione Shell. Ora ha <strong>10 centrali a biomassa</strong>, con capacità che vanno da 35 a 100 KW. Ma ha anche creato <strong>posti di lavoro</strong> per la gente del luogo.</p>
<p>Gli impianti di gassificazione della biomassa sono eco-compatibili e possono sostituire il diesel e kerosene con la biomassa a <strong>zero emissioni di carbonio</strong>. Ransler ha aggiunto che ogni impianto HPS compensa circa <strong>80-100 tonnellate di emissioni di anidride carbonica all&#8217;anno</strong>.</p>
<p>Fonte: [<a href="http://economictimes.indiatimes.com/" target="_blank"  target="_blank">Economic Times</a>]</p>
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		<title>La Rolls-Royce lancia il suo primo modello ecologico</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 08:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
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Chi l&#8217;ha detto che l&#8217;ecologia non tocca i ricchi? Sentir parlare politici ed imprenditori di ecologia, e poi vederli sgommare su auto blu e Ferrari è un po&#8217; ridicolo, ma anche da questo punto di vista, le aziende automobilistiche stanno cercando di correre ai ripari. E così capita che l&#8217;automobile da sempre sinonimo di lusso, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10442" title="rolls-royce-phantom-elettrica" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/11/rolls-royce-phantom-elettrica.jpg" alt="rolls-royce-phantom-elettrica" width="450" height="343" /></p>
<p>Chi l&#8217;ha detto che l&#8217;ecologia non tocca i ricchi? Sentir parlare politici ed imprenditori di ecologia, e poi vederli sgommare su <strong>auto blu e Ferrari </strong>è un po&#8217; ridicolo, ma anche da questo punto di vista, le aziende automobilistiche stanno cercando di correre ai ripari. E così capita che l&#8217;automobile da sempre sinonimo di lusso, la <strong>Rolls-Royce</strong>, ha deciso di aderire all&#8217;appello ad inquinare meno che proviene da tutto il mondo.</p>
<p>Il sito internet <em>Autocar </em>afferma che una fonte interna all&#8217;azienda ha fatto sapere che la Rolls-Royce potrebbe far uscire una <strong>versione elettrica della sua Phantom super-lusso</strong> per le prove su strada per la fine del 2010.<span id="more-10440"></span></p>
<blockquote><p>Si pensa che il silenzio quasi totale all&#8217;interno dell&#8217;abitacolo della propulsione elettrica, e le ottime prestazioni possano allinearsi perfettamente con i valori fondamentali Rolls-Royce. I tecnici stanno lavorando sodo per rendere questa idea una realtà, anche se un prototipo funzionante non ha ancora toccato la strada.</p></blockquote>
<p>A questo punto qualcuno potrebbe obiettare che, siccome la Rolls-Royce ha da sempre creato <strong>pochissimi modelli di auto</strong> appunto perché estremamente di lusso, cosa può cambiare se qualche decina di modelli elettrici venissero venduti in tutto il mondo? Non farebbe tanta differenza per l&#8217;ambiente, visto che il cambiamento climatico è di <strong>milioni di tonnellate di carbonio</strong>.</p>
<p>Ma se la si guarda in un altro modo, è invece una buona cosa, che rende le <strong>auto elettriche</strong> ancora più ambiziose. <strong>Tesla </strong>già fatto un buon lavoro con la sua <strong>Roadster </strong>elettrica, ma quell&#8217;auto è ancora troppo costosa per la gente comune. La Rolls Royce sicuramente attrae un segmento diverso di mercato, e anche se la maggior parte delle persone non sarà mai in grado di permettersi una Tesla Roadster o una RR Phantom, già prestando attenzione alla tecnologia, prenderanno in considerazione l&#8217;acquisto di qualcosa che possa assomigliargli, almeno dal punto di vista ecologico.</p>
<p>Le <strong>auto ibride</strong> hanno già passato questo processo. In un primo momento, la maggior parte delle persone era totalmente <strong>perplessa</strong>, ma ora è del tutto normale vedere in circolazione auto di questo tipo. Il 100% delle auto elettriche sta seguendo una traiettoria diversa, perché le batterie grandi sono ancora molto costose. Ma dal momento in cui cominceranno a percorrere la loro strada, anche su questo il prezzo si abbasserà, rendendosi appetibile a sempre più persone, fino ad attuare un processo che porterà la maggior parte delle auto, tra 10 o 20 anni, ad essere completamente ad <strong>emissioni zero</strong>. O almeno è questo che ci auguriamo.</p>
<p>Fonte: [<a href="http://www.treehugger.com" target="_blank"  target="_blank">Treehugger</a>]</p>
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		<title>In arrivo dalla Cina gli autobus elettrici che si ricaricano alla fermata</title>
		<link>http://www.ecologiae.com/cina-autobus-elettrici-ricaricano-fermata/9739/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 09:36:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ultracapacitor]]></category>

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		<description><![CDATA[
Se c&#8217;è un mezzo di trasporto che, prima degli altri, ha intrapreso la via dell&#8217;ecologia, questo è senza dubbio l&#8217;autobus. Nelle nostre città negli ultimi anni sono apparsi i bus ad idrogeno o elettrici. Si tratta di mezzi non inquinanti, ma che per generare l&#8217;energia di cui hanno bisogno, generano ugualmente delle emissioni. Ora anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-9756" title="bus ultracapacitor" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/10/bus-ultracapacitor.jpg" alt="bus ultracapacitor" width="450" height="300" /></p>
<p>Se c&#8217;è un mezzo di trasporto che, prima degli altri, ha intrapreso la via dell&#8217;ecologia, questo è senza dubbio l&#8217;<strong>autobus</strong>. Nelle nostre città negli ultimi anni sono apparsi i <strong>bus ad idrogeno o elettrici</strong>. Si tratta di mezzi non inquinanti, ma che per generare l&#8217;energia di cui hanno bisogno, generano ugualmente delle emissioni. Ora anche quest&#8217;altro ostacolo potrebbe essere superato.</p>
<p>Un progetto americano, ma testato per la prima volta nella metropoli cinese di <strong>Shangai</strong>, ha individuato negli <strong>ultracapacitor </strong>la soluzione al problema. Si tratta di <strong>batterie elettriche</strong> simili (almeno nelle dimensioni) a quelle comunemente usate negli autobus elettrici. Ma con una piccola ma sostanziale differenza. Quelle usate oggi sono agli <strong>ioni di litio</strong>, le quali, per essere caricate, hanno bisogno di rimanere agganciate alla rete elettrica per qualche ora, consumando energia proveniente da centrali che, nella maggior parte dei casi, sono inquinanti. Gli ultracapacitor invece sono molto meno potenti, ma <strong>nemmeno la loro fonte emette CO2</strong>.<span id="more-9739"></span></p>
<p>In breve, si tratta di batterie da <strong>6 chilowattora</strong>, molto meno di quelle agli ioni di litio da <strong>200 chilowattora</strong>. Inoltre si scaricano più velocemente. Ma il vantaggio sta nella ricarica rapida. Il trucco, spiegano dall&#8217;MIT di Boston, è mettere una <strong>stazione di rifornimento ad ogni fermata dell&#8217;autobus</strong>. Infatti il mezzo, per la sua funzione, è costretto a fermarsi centinaia di volte ogni giorno. La batteria ha un&#8217;autonomia di circa 3 chilometri, ma gli autobus urbani difficilmente superano un chilometro tra una fermata e l&#8217;altra.</p>
<p>Così il colpo di genio: inserire una stazione di rifornimento in ogni fermata, in cui una pedana ricarica automaticamente l&#8217;autobus, senza che l&#8217;autista scenda a collegare spine e spinotti, il tutto nell&#8217;arco di <strong>un paio di minuti</strong>, giusto il tempo che ci vuole per far scendere e salire i passeggeri. Inoltre il mezzo è dotato del <strong>sistema di recupero energia alla frenata</strong>, in modo da ridurre i consumi e magaria anche ridurre il tempo di sosta alla fermata.</p>
<p>Per completare l&#8217;azione ecologica, le fermate non sono collegate alla rete elettrica inquinante, ma sono dotate di<strong> pannelli solari </strong>che forniscono l&#8217;alimentazione necessaria ad ogni mezzo. Calcolando il prezzo del gasolio risparmiato, i produttori hanno calcolato che ogni autobus, per tutta la durata della sua vita, consentirà un <strong>risparmio di circa 200 mila dollari</strong>. L&#8217;esperimento di Shangai sembra andato a buon fine, e probabilmente quest&#8217;invenzione sbarcherà a breve a <strong>New York, Chicago</strong> ed in alcune città della <strong>Florida</strong>. Poi si sa, dagli Stati Uniti all&#8217;Europa, il passo è breve.</p>
<p>Fonte: [<a href="http://www.corriere.it" target="_blank"  target="_blank">Corriere della Sera</a>]</p>
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		<title>Premio Terna: ambiente e arte per un cocktail ecosostenibile</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 13:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lauraricciardi.lr</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettricità]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[artisti emergenti]]></category>
		<category><![CDATA[concorso per artisti]]></category>
		<category><![CDATA[energia elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Terna]]></category>

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		<description><![CDATA[“Energia : Umanità = Futuro : Ambiente. La proporzione per una nuova estetica”, sarà il tema su cui i partecipanti al Premio Terna dovranno esprimersi per conquistare il podio di una gara che veste di eleganza, tecnologia e rispetto per l&#8217;ambiente.
Una proporzione che ha il sapore della sostenibilità proiettata nel futuro e dove l&#8217;uomo é [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-9302" title="Premio Terna" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/09/Premio-Terna1.jpg" alt="Premio Terna" width="450" height="171" />“<strong>Energia : Umanità = Futuro : Ambiente. La proporzione per una nuova estetica</strong>”, sarà il tema su cui i partecipanti al <a href="http://www.premioterna.it/it/" target="_blank" >Premio Terna</a> dovranno esprimersi per conquistare il podio di una gara che veste di <strong>eleganza, tecnologia e rispetto per l&#8217;ambiente</strong>.</p>
<p>Una proporzione che ha il sapore della <strong>sostenibilità</strong> proiettata nel futuro e dove l&#8217;uomo é il soggetto principale tra <strong>tecnologia e arte</strong>. Il primo rapporto della proporzione rivela infinite soluzioni possibili dove l&#8217;energia trova il suo senso al servizio dell&#8217;umanità. Il secondo rapporto ammira l&#8217;ambiente, il cui rispetto é l&#8217;unico ponte per attraversare serenamente il <strong>futuro</strong>.</p>
<p>Una proporzione che si presta a infinite interpretazioni e sulla quale artisti di tutto il mondo potranno contendere i <a href="http://www.globartmag.com/premio-terna-02-concorsi-premi-arte-contemporanea/2787/" target="_blank" >premi finali</a>. Il concorso è diviso per la sessione italiana in 3 categorie (<strong><em>Terawatt, Gigawatt, Megawatt</em></strong>) più un <strong>Premio Online</strong>; inoltre Terna apre le porte al mondo con la categoria newyorkese (<strong><em>Connectivity New York</em></strong>).</p>
<p><span id="more-9288"></span></p>
<p>Il Premio coinvolgerà il mondo dell&#8217;<strong>arte contemporanea emergente</strong> promuovendo il ruolo degli artisti quali motore di sviluppo e ricerca di nuove creatività. Nell’edizione 2009 potranno partecipare artisti di tutte le età che operano in Italia, e artisti italiani e non, che operano stabilmente a New York.</p>
<p>Manca poco alla scadenza del bando fissata per il prossimo 10 ottobre, ancora qualche giorno quindi per partecipare alla <strong>seconda edizione del concorso</strong> che lo scorso anno ha riscosso grande interesse tra gli artisti e il pubblico: circa 3.200 le opere iscritte al concorso in quattro mesi e oltre 400 articoli pubblicati dai mass media.</p>
<p>Gli artisti potranno iscriversi direttamente sul sito dedicato al <a target="_blank" href="www.premioterna.com">Premio</a> in una delle categorie: Gigawatt e Megawatt, la prima per artisti under e la seconda per gli over 35 che operano in Italia; categoria Connectivity per gli artisti italiani e non, che operano stabilmente a <strong><em>New York</em></strong>. Ma non solo artisti emergenti, chi é già affermato nel mondo dell&#8217;arte contemporanea potrà partecipare iscrivendosi nella categoria Terawatt.</p>
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		<title>Premio Terna 02: sostenibilità ambientale e arte contemporanea</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 07:59:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lauraricciardi.lr</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Società]]></category>
		<category><![CDATA[Elettricità]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[CESI]]></category>
		<category><![CDATA[energia elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[linee elettriche]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Terna]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[Terna, principale proprietario della rete di trasmissione nazionale di energia elettrica riconosce, nella sua politica imprenditoriale, una responsabilità (economica, ambientale e sociale) d’impresa verso la collettività.
Nel 2010 la società entrerà nel Dow Jones Sustainability Index, l&#8217;indice borsistico internazionale che include le aziende con le migliori performance di sostenibilità. Un premio per l&#8217;impegno nelle politiche ambientali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-9290" title="Premio Terna" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/09/Premio-Terna.jpg" alt="Premio Terna" width="450" height="179" /><strong>Terna</strong>, principale proprietario della rete di <strong>trasmissione nazionale di energia elettrica</strong> riconosce, nella sua politica imprenditoriale, una responsabilità (economica, ambientale e sociale) d’impresa verso la collettività.</p>
<p>Nel 2010 la società entrerà nel <em><strong>Dow Jones Sustainability Index</strong></em>, l&#8217;indice borsistico internazionale che include le aziende con le migliori performance di sostenibilità. Un premio per l&#8217;impegno nelle politiche ambientali, che da sempre animano il <em>core business</em> di <a href="http://www.terna.it/" target="_blank" >Terna</a>.<br />
<span id="more-9166"></span></p>
<p>Il Piano 2009-2013 prevede lo <strong>smantellamento di oltre 1.200 km di vecchie linee</strong> a fronte di 450 km di <strong>nuovi elettrodotti ad alta tecnologia</strong> e cavi interrati in undici regioni italiane: <strong>Lombardia, Piemonte, Veneto, Umbria, Abruzzo, Toscana, Lazio, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia</strong>.</p>
<blockquote><p>- Demoliremo il triplo delle linee rispetto a quanto costruiremo -. Ha dichiarato l’amministratore Delegato <strong>Flavio Cattaneo</strong>.</p></blockquote>
<p>A settembre 2008 Terna firma il <strong>Protocollo d’Intesa con la Regione Puglia</strong> per lo sviluppo sostenibile della rete elettrica. A maggio dello stesso anno, la società presenta il progetto di razionalizzazione per l’<strong>Isola d’Elba</strong> che prevede il nuovo collegamento elettrico con il Continente e il rinnovo dell’elettrodotto già esistente a 132 kV San Giuseppe – Porto Ferraio per un investimento complessivo di circa 50 milioni di euro. Fra gennaio e febbraio del 2007 sono stati rimossi 12 Km di linee aeree e 28 tralicci nel <strong>Parco &#8221;Molentargius-Saline&#8221; in Sardegna</strong>, con la trasformazione delle basi in cemento in isolotti per la nidificazione dell&#8217;avifauna.</p>
<p>Queste sono solo alcune delle <a href="http://www.terna.it/default/Home/AZIENDA/sala_stampa/press_area/press_kit/Terna_Ambiente.aspx" target="_blank" >iniziative della società</a>, che testimoniano l&#8217;impegno verso le tematiche ambientali e l&#8217;attenzione alla sostenibilità in tutti i progetti promossi.</p>
<p>Iniziative <strong>socioambientali</strong> che sono l&#8217;essenza dell&#8217;anima di Terna, che anche quest&#8217;anno decide di rivestirsi d&#8217;<strong>arte</strong> grazie alla seconda edizione del &#8220;<a href="http://www.premioterna.it/it/" target="_blank" >Premio Terna</a>&#8220;, concorso che vedrà artisti di tutto il mondo esibire le proprie opere d&#8217;arte contemporanea sul tema <strong>Energia: Umanità = Futuro: Ambiente, La proporzione per una nuova estetica</strong>. Un <a href="http://www.globartmag.com/premio-terna-02-concorsi-premi-arte-contemporanea/2787/" target="_blank" >concorso</a> che ha il sapore di energia, ambiente e arte, abilmente mescolati nelle mani di artisti giovani e talentuosi di tutto il mondo.</p>
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		<title>La Francia punta sull&#8217;auto elettrica: 1,5 miliardi per una rete nazionale di distributori</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 07:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Automobili]]></category>
		<category><![CDATA[Elettricità]]></category>
		<category><![CDATA[Flins]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti nell'auto elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-Louis Borloo]]></category>
		<category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category>
		<category><![CDATA[Peugeot-Citroen]]></category>
		<category><![CDATA[prese ricarica nei parcheggi]]></category>
		<category><![CDATA[Renault]]></category>
		<category><![CDATA[rete di stazioni di servizio per i veicoli elettrici]]></category>

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Avantieri il Governo francese ha affermato la previsione di spesa di 1,5 miliardi di euro per la creazione di una rete di stazioni di servizio per i veicoli elettrici, come parte di un piano più ampio dello Stato per incoraggiare lo sviluppo della tecnologia dei veicoli puliti e la produzione di batterie. Finalmente i francesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-9355" title="ricarica elettrica francia" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/10/ricarica-elettrica-francia.jpg" alt="ricarica elettrica francia" width="450" height="388" /></p>
<p>Avantieri il Governo francese ha affermato la previsione di spesa di <strong>1,5 miliardi di euro</strong> per la creazione di una <strong>rete di stazioni di servizio per i veicoli elettrici</strong>, come parte di un piano più ampio dello Stato per incoraggiare lo sviluppo della tecnologia dei veicoli puliti e la produzione di batterie. Finalmente i francesi sono arrivati alla soluzione del classico dilemma tra l&#8217;uovo e la gallina: le <strong>auto elettriche</strong> non si possono sviluppare perché non c&#8217;è come rifornirle, ma le <strong>stazioni elettriche</strong> non si formano perché non ci sono auto elettriche. Solo un aiuto statale poteva risolvere la questione.</p>
<p>I collaboratori di <strong>Sarkozy </strong>hanno anche aggiunto che avrebbero chiesto il finanziamento di 900 milioni del totale di 1,5 miliardi di euro in prestito per il progettato che verrà lanciato<strong> il prossimo anno</strong>. Il Governo si occuperà dell&#8217;installazione di prese di ricarica obbligatorie nei <strong>parcheggi degli uffici</strong> entro il 2015, e i <strong>nuovi condomini</strong> con parcheggi dovranno prevedere stazioni di ricarica a partire dal 2012.<span id="more-9353"></span></p>
<p>Un gruppo di gestori di parcheggi pubblici e privati, ha già individuato la necessità di acquistare <strong>50.000 veicoli</strong> elettrici entro il 2015. Il ministro dell&#8217;Ambiente <strong>Jean-Louis Borloo</strong> ha detto in una conferenza stampa che, secondo i calcoli del Governo, esiste la possibilità di raggiungere una <strong>flotta di 100.000 veicoli </strong>entro tale data.</p>
<p>Il piano prevede la creazione di una fabbrica di produzione di batterie in un impianto <strong>Renault </strong>a <strong>Flins</strong>, ad ovest di Parigi, per un costo di 625 milioni, di cui 125  saranno elargiti dal fondo dello Stato francese per l&#8217;investimento strategico. L&#8217;impianto avrà una capacità produttiva annuale di <strong>100.000 batterie</strong> e fornirà altri costruttori francesi di autoveicoli elettrici, compresi <strong>Peugeot-Citroen</strong>.</p>
<p>Il produttore esecutivo di Peugeot-Citroen, <strong>Philippe Varin</strong>, ha anticipato che la sua azienda avrà<strong> quattro piccoli veicoli elettrici pronti per la vendita già nel 2010,</strong> comprese due city-car, una delle quali sarà basata su un veicolo che Peugeot-Citroen costruirà insieme al suo partner giapponese <strong>Mitsubishi Motors Corp.</strong></p>
<p>Il capo operativo dell&#8217;altra grande casa automobilistica francese, la Renault, <strong>Patrick Pelata</strong>, ha affermato che metterà <strong>quattro veicoli elettrici in vendita nel 2011 e 2012</strong>. Egli ha ribadito che la Renault, alleata anch&#8217;essa con un partner asiatico, la <strong>Nissan Motor Co.</strong>, ha un piano per investire un totale di 4 miliardi di euro per lo sviluppo della tecnologia dei veicoli elettrici.</p>
<p>Fonte: [<a href="http://online.wsj.com/" target="_blank"  target="_blank">The Wall Street Journal</a>]</p>
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		<title>Volkswagen lancia il motore domestico: produrrà elettricità direttamente in casa</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 10:11:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettricità]]></category>
		<category><![CDATA[Rinnovabile]]></category>
		<category><![CDATA[farsi l'elettricità in casa]]></category>
		<category><![CDATA[gas]]></category>
		<category><![CDATA[grandi centrali a carbone]]></category>
		<category><![CDATA[Lichtblick]]></category>
		<category><![CDATA[mini-centrale elettrica domestica]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[sostituire centrali nucleari sostituire]]></category>
		<category><![CDATA[Volkswagen]]></category>

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Le rinnovabili stentano a decollare? Non c&#8217;è bisogno di costruire nuove centrali atomiche o a carbone, basta farsi l&#8217;elettricità in casa. Parte così il progetto del tutto innovativo inventato da Volkswagen. Un&#8217;innovazione che parte già dalla natura dell&#8217;azienda, per decenni casa automobilistica, ma che ha deciso di lanciarsi nel campo della produzione elettrica.
Il progetto è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-8835" title="palo elettricità" src="http://www.ecologiae.com/wp-content/uploads/2009/09/palo-elettricità.jpg" alt="palo elettricità" width="450" height="300" /></p>
<p>Le <strong>rinnovabili </strong>stentano a decollare? Non c&#8217;è bisogno di costruire nuove centrali atomiche o a carbone, basta <strong>farsi l&#8217;elettricità in casa</strong>. Parte così il progetto del tutto innovativo inventato da <strong>Volkswagen</strong>. Un&#8217;innovazione che parte già dalla natura dell&#8217;azienda, per decenni casa automobilistica, ma che ha deciso di lanciarsi nel campo della produzione elettrica.</p>
<p>Il progetto è basato su una <strong>mini-centrale elettrica da tenere in casa</strong>. Delle dimensioni di un frigorifero, questa centrale è composta da un motore della serie <strong>Golf</strong>, in grado di autoprodurre energia elettrica. In pratica lo si attacca alla presa del <strong>gas </strong>ed è in grado di produrre <strong>il doppio dell&#8217;elettricità che quella stessa quantità di gas produrrebbe</strong>.<span id="more-8833"></span></p>
<p>L&#8217;accordo è stato stipulato con la <strong>Lichtblick</strong>, un&#8217;azienda che già si occupa di distribuire elettricità nel Nord della Germania. Il funzionamento è semplice, da un minimo consumo di gas si produce abbastanza elettricità da far funzionare <strong>tutti gli apparecchi domestici e rivendere ciò che avanza</strong>. Secondo i piani entro il 2010 le minicentrali verranno messe in commercio, e si prevede ne vengano vendute <strong>centomila </strong>nel solo Paese tedesco. Se effettivamente i piani dovessero venire rispettati, si prospetta che nella rete elettrica verrebbe reimmessa talmente tanta energia da poter <strong>sostituire due centrali nucleari o due grandi centrali a carbone</strong>.</p>
<p>Subito <strong>E. On, Rwe</strong> ed altri colossi internazionali hanno messo gli occhi sulla trovata geniale, e si sono prodigati per fare in modo che il progetto vada in porto, in modo da poter esportare tale invenzione anche nel resto del pianeta. Il costo non è nemmeno eccessivo, considerando che siamo ancora all&#8217;inizio e che, a furia di vendere questi apparecchi, potrebbe scendere. Il generatore di corrente infatti non si acquista, ma si prende in <strong>affitto </strong>per<strong> 5 euro al mese </strong>più il costo del gas consumato (5 centesimi a watt) e 20 euro di abbonamento. L&#8217;unica spesa importante è quella dell&#8217;installazione, <strong>cinquemila euro</strong>, mentre le riparazioni e la manutenzione sono gratis.</p>
<p>Fonte: [<a href="http://www.repubblica.it" target="_blank"  target="_blank">Repubblica</a>]</p>
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