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Conferenza di Doha, ecco l’accordo finale

 
Marco Mancini
10 dicembre 2012
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conferenza doha accordo finaleSi è chiusa definitivamente la diciottesima conferenza sul clima di Doha con qualche risultato in più di quanto ci si attendeva alla vigilia. I Paesi poveri, che per qualcuno erano “il diavolo” nel senso del maggiore inquinamento emesso, legato all’utilizzo del carbone, hanno ottenuto lo status di Paesi “svantaggiati”, con tutti i bonus del caso. Confermato quindi il famoso fondo da 100 miliardi di dollari da destinare entro la fine del decennio a queste nazioni, che alcuni Stati avevano messo in dubbio, ma che ora invece è stato istituito con formula piena.

Bisogna ammettere però che si tratta dell’unico accordo vero tra tutti i Paesi del mondo, e che anche nella conferenza dello scorso anno questo fu l’unico punto di incontro. La differenza rispetto ad un anno fa è che queste nazioni hanno ottenuto un riconoscimento, scritto nero su bianco su un documento giuridico internazionale, che le dichiara vittime del cambiamento climatico. Un cambio di rotta di molti Paesi negazionisti molto importante. L’obiettivo è dunque compensare con i soldi quello che non si è fatto dal punto di vista del taglio delle emissioni, per cercare di porre un limite alla perdita di territorio per quelle nazioni insulari che rischiano di venire sommerse.

Un nodo che è rimasto irrisolto è il “come” erogare questi aiuti. I Paesi protagonisti vorrebbero istituire una banca con questo esclusivo compito, gli USA invece vorrebbero sfruttare gli organi internazionali già esistenti. La scelta finale si deciderà a Varsavia nel prossimo congresso.

L’altra questione importante riguarda il taglio delle emissioni. Europa e Australia hanno ratificato una sorta di Kyoto 2, mentre le altre nazioni sono rimaste per ora a guardare. Non si vuole forzare la mano per evitare strappi in quanto, anche se questi due organi hanno già deciso, il trattato definitivo verrà stilato nel 2015, e si spera che per allora anche Stati Uniti, Cina e gli altri Paesi reticenti decidano di aderirvi. La questione più spinosa resta proprio quella cinese. Quel Paese vive in un limbo in quanto si ritrova ad essere il Paese che inquina di più al mondo, ma al contempo, avendo una larga fetta di popolazione povera, è considerato un Paese in via di Sviluppo. Dunque come farlo risultare, tra i Paesi che devono fare i sacrifici, o tra quelli che ottengono i benefici? La risposta la avremo (forse) tra un anno.

Photo Credits | Getty Images

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