Congresso IUCN, le sfide per la conservazione della natura

di Michele Costanzo Commenta

Il congresso IUCN nelle Hawaii discute delle specie a rischio estinzione, della sostenibilità degli interventi umani e degli effetti del riscaldamento globale. Un bivio per l'umanità.

IUCN Pangolino
Fino al prossimo 10 settembre lo stato americano delle Hawaii ospita il Congresso Mondiale sulla Conservazione organizzato dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUNC, International Union for the Conservation of Nature). Filo conduttore dell’evento è ovviamente il tema della conservazione delle specie animali e vegetali nel sempre più complesso contesto planetario. A marcare l’importanza del congresso di quest’anno è anche lo slogan scelto dagli organizzatoti: «Planet at the crossroads» che potremmo tradurre abbastanza fedelmente come «il pianeta ad un bivio». Dopo gli accordi raggiunti alla COP21 di Parigi sono ormai in molti ad attendersi interventi sostanziali a tutela degli equilibri della Terra in mancanza dei quali gli effetti del riscaldamento globale potrebbero rapidamente moltiplicarsi.

Le priorità dell’IUCN World Conservation Congress

In un bilancio parziale dei lavori pubblicato sul sito ufficiale del congresso, l’IUCN ha riassunto le priorità individuate durante la discussione delle varie mozioni. Molta attenzione è stata posta ai temi della regolamentazione di alcune modalità di pesca particolarmente pesanti per l’ecosistema marino. L’IUCN ha inoltre nuovamente sollecitato restrizioni più severe alla commercializzazione delle specie a rischio come il pangolino, un piccolo mammifero presente in Africa ed in Asia. Come per molte altre specie la sopravvivenza del pangolino è messa a rischio sia dal commercio illegale che dal degrado dell’habitat abituale di questo animale.

Tra i concetti più generali emersi al congresso IUCN si segnala la definizione di ‘soluzioni basate sulla natura‘ (in ignlese: nature-based solutions), intendendo con questa formula un insieme di azioni concrete e rispettose dell’ambiente. Dalla gestione degli ecosistemi alla loro protezione, dall’acqua all’alimentazione umana, dalla lotta al cambiamento climatico alla riduzione del rischio di catastrofi, fino alla salute umana ed al benessere sociale sono tutti temi che l’IUCN intende affrontare in un’ottica di rispetto e compatibilità con l’ambiente naturale.

Tema tra i più rilevanti del congresso non poteva che essere anche quello delle energie rinnovabili ormai sempre più centrali nelle politiche di tutti gli Stati. I membri dell’IUCN incoraggiano i governi ad attuare misure di efficientamento energetico abbinate a nuovi progetti per la produzione di energia pulita. L’invito è inoltre quello di percorrere questa strada privilegiando le soluzioni tecniche che permettano la migliore tutela della biodiversità. Una segnalazione specifica inoltre invita i governi ad intensificare l’impegno per la riduzione dell’impatto ambientale sulla vita marina negli impianti off-shore.

Oceani e riscaldamento globale

Recenti dati del NOAA di cui abbiamo parlato alcuni giorni fa hanno mostrato come gli effetti del riscaldamento globale siano più concentrati ed intensi negli oceani. In quel rapporto si calcolava come il 90% del riscaldamento climatico della Terra riguardi l’oceano. Al congresso IUCN è stato presentato un nuovo studio che si muove nella stessa direzione.

Il rapporto ‘Explaining ocean warming: causes, scale, effects and consequences‘ si pone come uno dei lavori più completi oggi disponibili sul tema del riscaldamento globale. Il fenomeno è affrontato a diversi livelli partendo dalle cause fino alla misurazione qualitativa e quantitativa degli effetti. Il riscaldamento degli oceani è definito come una delle più grandi sfide della nostra generazione ma anche come una emergenza non procrastinabile se non a rischio di renderne irreversibili gli effetti.

Secondo lo studio gli oceani dal 1970 in poi hanno assorbito circa il 93% del riscaldamento planetario legato alle attività umane. I dati mostrano inoltre che il fenomeno è in rapida accelerazione e quindi particolarmente difficile da gestire o invertire. In particolare è stato calcolato che se il calore assorbito tra 1955 e il 2010 nei primi 2 km di profondità delle acque oceaniche fosse rimasto libero in atmosfera, la temperatura della Terra sarebbe aumentata di 36 gradi.

Lo studio condotto da 80 ricercatori di 12 nazionalità evidenzia anche come gli effetti del cambiamento climatico sugli oceani siano da 1,5 a 5 volte più veloci che sui continenti. Effetti evidenti di questo fenomeno si registrano già nelle zone polari ed equatoriali. Diverse specie tra cui plancton, meduse, pesci, tartarughe e uccelli marini hanno spostato il loro habitat di anche 10 gradi di latitudine verso i poli per compensare il cambiamento climatico. Questi rapidi cambiamenti hanno ovviamente un effetto diretto anche sulle altre specie alterando i meccanismi della catena alimentare.

Lo studio contiene anche un invito generale ad approfondire il tema del riscaldamento globale che proprio per la sua eccezionalità è un fenomeno ancora in gran parte da esplorare.

Tra i molti contributi portati al congresso IUCN segnaliamo anche lo studio ‘Great Elephant Census‘ di cui abbiamo diffusamente parlato alcuni giorni fa.

L’organizzazione IUNC

Il congresso di questi giorni alle Hawaii è una delle tappe fondamentali nella vita dell’International Union for the Conservation of Nature. Fondata nel 1948, l’IUNC si configura come una organizzazione non governativa che opera a vari livelli per la conservazione della biodiversità in natura e per un uso sostenibile delle risorse naturali.

Ogni quattro anni il Congresso Mondiale sulla Conservazione si riunisce per stabilire gli obiettivi prioritari dell’organizzazione. Al congresso in corso nelle Hawaii partecipano 217 agenzie statali o governative, 1066 organizzazione non governative ed una rete di oltre 16 mila esperti nel mondo.

Photo | Thinkstock

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