CoP19 di Atene, nuove sfide per la protezione del Mediterraneo

di Michele Costanzo 1

CoP19 di Atene
Sono in corso i lavori della CoP19 di Atene, diciannovesima Conferenza delle Parti tra i paesi sottoscrittori della Convenzione di Barcellona per la protezione del mar Mediterraneo dall’inquinamento. L’incontro, a cui parteciperanno più di 150 delegati da 21 paesi del Mediterraneo e dell’Unione Europea, è chiamato a fare il punto sullo stato della Convenzione di Barcellona e a definire nuova strategie coordinate per tutto il bacino.

Cop19 di Atene, i temi sul tavolo

I lavori della CoP19 di Atene, ospitati dal governo greco, sono in corso dal 9 febbraio e si dovrebbero concludere domani 12 febbraio. La riunione arriva a pochi mesi di distanza dal summit della COP21 di Parigi che lo scorso dicembre ha fissato ambiziosi obiettivi per il contenimento del riscaldamento globale. Proprio in riferimento alla decisioni della conferenza sul clima, l’incontro di Atene dovrà definire nuove modalità operative per il contenimento dell’inquinamento nell’area del Mediterraneo coordinando l’impegno dell’Unione Europea con quello degli altri paesi che si affacciano sullo stesso mare.

Dibattiti ed incontri della Cop19 di Atene avvengono sotto l’egida delle Nazioni Unite. Tra i temi in agenda si segnala anzitutto la difesa della biodiversità e dell’ecosistema del Mediterraneo inteso sia come ambiente marino che come ambiente costiero. Altro argomento chiave riguarderà l’inquinamento del mare e delle coste a sua volta strettamente legato alle attività economiche, alimentari, industriali e residenziali dell’uomo. Il tema della sostenibilità verrà affrontato alla Cop19 di Atene soprattutto in riferimento all’uso delle risorse naturali disponibili nel bacino del Mediterraneo; produzione e consumi richiedono una normativa condivisa tra tutti i paesi in modo da evitare l’impoverimento dell’ecosistema naturale. Non meno importanti saranno le discussioni sui cambiamenti climatici anche alla luce delle decisioni assunte alla conferenza sul clima di Parigi dello scorso anno.

La Cop19 di Atene è chiamata anche a discutere sullo stato di attuazione della Convenzione di Barcellona e dei relativi protocolli di azione. La conferenza arriva peraltro proprio nel 40esimo anniversario dell’adozione Convenzione di Barcellona la cui nascita risale al 1976. Dal summit di Atene è quindi atteso anche un bilancio dei risultati ottenuti in questi quattro decenni. Una riunione a livello ministeriale vedrà i Ministri dei paesi presenti affrontare i temi della tutela dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile nell’area del Mediterraneo.

A fare da filo conduttore alla diciannovesima Conferenza delle Parti una nuova visione di sviluppo del Mediterraneo e delle sue coste. Una ‘economia verde e blu‘ in grado di tutelare la ricchezza ambientale del bacino mediterraneo ed allo stesso tempo garantire il benessere dei milioni di cittadini che vi abitano.

Un piano decennale per il Mediterraneo

La Cop19 di Atene dovrà definire una strategia di sviluppo sostenibile per il mar Mediterraneo per il decennio 2016 – 2015. Un progetto quindi di grande rilevanza chiamato a rifocalizzare la strategia di medio termine del Mediterranean Action Plan (MAP, Piano d’Azione per il Mediterraneo) lo strumento fondamentale che coordina l’impegno di tutti paesi aderenti alla Convenzione di Barcellona.

I lavori della conferenza di Atene sono stati aperti dal Presidente del Bureau della Convenzione di Barcellona Prof. Mehmet Birpinar che nel suo discorso ha sottolineati i progressi compiuti nei due anni di presidenza turca. Birpinar ha poi evidenziato come siano migliorati i livelli di conformità dei paesi aderenti anche se ulteriori progressi devono essere ancora compiuti. Alla Cop19 di Atene è inoltre arrivato un messaggio del Sotto Segretario Generale delle Nazioni Unite Achim Steiner che ricopre anche il ruolo di direttore esecutivo dell’UNEP (United Nations Environment Programme, l’organizzazione che coordina l’attuazione della Convenzione di Barcellona). Steiner ha sottolineato l’importanza della Convenzione di Barcellona come unico strumento giuridicamente vincolante che affronta in maniera unitaria i problemi dell’ecosistema del Mediterraneo. Steiner ha poi posto l’accento sull’importanza che la Convenzione di Barcellona avrà nel raggiungimento degli obiettivi fissati dalla Cop21 di Parigi.

Gaetano Leone, coordinatore dell’UNEP/MAP ha indicato un duplice obiettivo per il prossimo biennio. Da un lato c’è l’impegno a sostenere i paesi aderenti nella realizzazione degli obiettivi che verranno fissati dalla conferenza. E dall’altro si intende lavorare per migliorare il monitoraggio dei risultati ottenuti e quantificare il loro impatto nel Mediterraneo.

Cos’è il Mediterranean Action Plan

La Cop19 di Atene arriva da un lungo percorso di coordinamento sovranazionale nato a metà degli anni settanta. Dopo alcune discussioni preliminari, nel 1975 sedici paesi dell’allora Comunità Europea e del Mediterraneo adottarono il così detto Mediterranean Action Plan (MAP) con l’obiettivo di coordinare le rispettive azioni sul Mediterraneo. Si trattò all’epoca del primo grande risultato raggiunto sotto l’egida dello United Nations Environment Programme, ente nato solo pochi anni prima.

Nel 1976 arrivo l’adozione della Convenzione di Barcellona, primo documento a definire un insieme di accordi ed impegni per proteggere il Mediterraneo dall’inquinamento. Rilanciate con una ‘fase II’ nel 1995, le previsioni della Convenzione di Barcellona sono adottate da un totale di 21 paesi.

Photo | Thinkstock

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