Costa Crociere, allarme per i fondali contaminati

 
Valentina Ierrobino
23 gennaio 2012
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Non sono solo le trivelle a mettere a rischio i nostri mari, oltre all’inquinamento causato dagli idrocarburi e l’allerta per la nava Costa Concordia è altissimo, il peso stesso della nave ha già distrutto parte dei fondali dell’isola del Giglio, importante patrimonio della biodiverità

Ricchissimi di Cystoseire, Posidonie, Gorgonie, Spugne, Molluschi, Crostacei, Celenterati

che, come spiega il professore Francesco Cinelli, esponente del comitato tecnico di Marevivo e docente di Ecologia presso l’Università di Pisa

sono rimasti schiacciati assieme a miriadi di altri organismi dalle 114 mila tonnellate della Costa Concordia.

Lo scafo della nave è responsabile anche di togliere la luce alle piante del fondale, alterando la loro crescita. Alcuni giorni fa il ministro dell’Ambiente Corrado Clini aveva già avvisato che

Il danno ambientale ai fondali del Giglio c’è già stato.

In questi giorni una squadra operativa olandese del gruppo Smit sta provando ad estrarre il carburante stivato in alcuni dei serbatoi, ma nel frattempo come ricorda Cinelli

La Costa Concordia si sta portando a fondo tutto il suo carico di rifiuti: dai detersivi agli olii, alle vernici, ai prodotti di clorazione delle piscine, ai metalli di vario ordine e grado; che cominceranno a degradarsi e a diffondere nell’acqua circostante tutte le proprie componenti nocive. E, di conseguenza, a mettere a rischio la ricchezza di biodiversità che non dobbiamo dimenticare essere alla base della nostra stessa sopravvivenza sulla Terra.

Inutili i tentativi delle associazioni ambientaliste di fare sopralluoghi nei fondali del Giglio per valutare l’entità dei danni. Come riferisce Alessandro Giannì di Greenpeace

La zona come tutti sanno è presidiata e non siamo ancora riusciti ad avere l’autorizzazione per poter fare un sopralluogo. Sicuramente un danno ai fondali c’è già stato ma bisognerà aspettare per poter avere un quadro esattoa

anche per i materiali già fuoriusciti dalla nave

L’importante è che si possa togliere il relitto da lì tutto intero, riportando la nave in condizioni di gallegiabilità. Se si dovesse infatti tagliare a pezzi, allora il rischio di fuoriuscita di altri materiali pericolosi sarebbe molto più alto.

[Fonte: Adnkronos]

[Photo Credit | Thinkstock]

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