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La Formula Uno non mantiene le sue promesse ecologiche

 
Marco Mancini
15 maggio 2009
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honda-earth-car

C’era una volta la Formula Uno che prese un impegno solenne: ridurre le sue emissioni aprendo le porte al motore ibrido. Ma gli impegni sono una cosa, metterli in pratica è un altra. Finora sembra che la F1 verde sia rimasta solo sulla carta. E sembra che, secondo il The Guardian Greenwash nel mondo dei motori ci sia una dolorosa mancanza di impegno verso la sostenibilità.

Ecco come, secondo The Guardian, la Formula Uno ha tradito le sue promesse ecologiche:

Una delle idee chiave di Mosley (il boss della F1, ndr) è stata quella di richiedere che le automobili riciclino l’energia generata dalla frenata, una tecnologia chiamata “recupero di energia cinetica”. Con le notevoli decelerazioni che vi sono in pochi secondi ad ogni curva, si crea tantissima energia che può essere sfruttata in qualche altro modo anziché perderla in calore e rumore.

Dall’annuncio ad oggi, solo quattro squadre hanno utilizzato questa tecnologia. La nostra Ferrari ha utilizzato il sistema a Barcellona solo nello scorso fine settimana; la BMW l’ha abbandonata dopo pochi Gran Premi; la McLaren-Mercedes e la Renault l’hanno provata solo all’inizio della stagione. In ogni caso, lo scopo del riciclaggio di energia si è rivelato non essere esattamente come si immaginava. L’energia generata che viene immagazzinata in una batteria non riduce il consumo di carburante come si sperava, ma al contempo fornisce un rapido aumento di potenza durante le manovre di sorpasso e per entrare più velocemente nelle curve. Ottimo per la guida, un po’ meno per l’ambiente.

Alla fine, dopo due anni di appelli, l’unico aspetto ecologico rimasto nella Formula Uno è la mappa verde del mondo che la Honda portava tatuata sulla sua auto. Un po’ poco per gli scopi benefici che ci si era prefissi. Purtroppo, nemmeno questa iniziativa ha avuto successo, e la Honda oggi non corre nemmeno più con quel marchio. Il sito web, che una volta permetteva ai suoi visitatori di conoscere i progressi ecologici della loro auto, ora porta un triste messaggio di addio.

La speranza è che ora, se davvero la Ferrari e le altre case “ribelli” ricominceranno da zero fondando una nuova federazione, almeno questa preveda qualche paletto che renda meno inquinante uno degli sport più seguiti al mondo.

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