Acqua, Geologi riuniti a Roma per discutere “Fino all’ultima goccia”

di Valentina Ierrobino 3

Da Roma lanceremo la nostra proposta di governo del territorio e lo faremo discutendo con la politica italiana. L’acqua nel terzo millennio: risorsa di importanza vitale cui sono indissolubilmente legate la storia dell’umanità e la vita stessa del pianeta. Nella realtà complessa del nostro Paese, la fruibilità di questo bene è caratterizzata da discontinuità territoriali, qualitative e quantitative.

Il consumo insostenibile di acqua per abitante e la rete idrica nazionale che fa acqua da tutte le parti, nel vero senso della parola, stanno mettendo a rischio uno dei beni più preziosi che la Terra offre: l’acqua. L’allarme viene lanciato dal Consiglio Nazionale dei Geologi, riunitosi a Roma nelle giornate di martedì 18 e mercoledì 19 ottobre per discutere “Fino all’ultima goccia”.

Nel Forum nazionale sono intervenuti i massimi esperti del settore, guidati dal Presidente Gian Vito Graziano. Sono intervenuti, tra gli altri, il Presidente dell’ISPRA Giovanni Rolando, il Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri Rino La Mendola, il Presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, e alcuni esponenti della politica.  L’obiettivo del primo incontro nazionale sul tema dell’acqua è quello di sensibilizzare le forze politiche sul bene comune e proporre nuove strategie di consumo, come si legge nel comunicato stampa dell’evento

Una nuova coscienza deve guidare le scelte operative per una gestione equilibrata delle risorse idriche, in un contesto sempre più condizionato da problematiche pressanti: fabbisogno crescente, cambiamenti climatici, desertificazione.

Come spiega il Presidente del Consiglio dei Geologi, Gian Vito Graziano, in Italia si consumano in media 215-230 litri di acqua al giorno per abitante, contro la media europea di 30-600 litri; eppure il 33% della popolazione non ha accesso alla risorsa idrica e il 32,8% non beve l’acqua dal rubinetto. A questi dati vanno a sommarsi gli sprechi della rete idrica

Una dispersione del 35% che ogni anno costa 200 milioni di euro, anche se per le riparazioni delle infrastrutture una stima prevede una spesa che va da 40 a 64 miliardi di euro.

Occorrono delle linee guida per la difesa delle acque, la lotta all’inquinamento, il ripristino ambientale delle falde. Tra queste quella del fiume Po che, come sottolinea Grazioli, “è la più importante d’Italia, è totalmente inquinata”. I 300 milioni di euro ottenuti dal ministro Stefania Prestigiacomo sono “inadeguati” per mettere in atto politiche di intervento e di ripristino.

[Fonti: Ansa; Consiglio Nazionale Geologi; Adnkronos]

[Foto: Consiglio Nazionale Geologi]

 

Commenti (3)

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