Fotovoltaico in Italia, 80 mila aziende e 200 mila posti di lavoro a rischio

di Matteo Carriero Commenta

fotovoltaicoIl fotovoltaico in Italia sta per entrare in un momento estremamente delicato per certe categorie di lavoratori.  Le associazioni Cna, Casartigiani e Confartigianato lanciano l’allarme: da agosto potrebbero iniziare a chiudere imprese su imprese: sono a rischio 80 mila aziende e 200 mila posti di lavoro.

L’allarme delle associazioni artigiane è molto forte e grave. Sono a rischio le imprese di installazione di varie rinnovabili, fotovoltaico ma anche geotermia e solare termico, il motivo di questo rischio è da rintracciarsi nella ricezione della direttiva 28/2011 sulle rinnovabili. Tale norma, infatti, non prevede la presenza dei tecnici delle aziende di impianti tra coloro abilitati all’installazione.

A spiegare dove risiede il problema sono le stesse associazioni:

Si tratta di persone che hanno alle spalle anni di lavoro, ma che per la nuova legge sostanzialmente non esistono.

Come ha spiegato Giovanni Barzagli, il presidente della Confartigianato Impianti

È una situazione assurda che rischia di produrre effetti devastanti a livello sociale, in uno dei pochi settori che sta resistendo alla crisi.

Il nocciolo dell’allarme sta nell’abilitazione all’installazione degli impianti fotovoltaici solo dei laureati, dei diplomati e di chi possiede un attestato professionale ricevuto in seguito a un percorso formativo. Quello che sottolineano le associazioni è che decine di migliaia di persone che da anni lavorano nel settore e hanno ormai un notevole bagaglio di esperienza risulterebbero, di colpo, non più abilitate a continuare a fare il loro lavoro.

Il presidente di Cna Installazione Impianti, Carmine Battipaglia, ha speso parole molto dure per la nuova direttiva.

Tutto questo è una follia. Alla politica chiediamo solo di poter continuare a svolgere il nostro lavoro.

Cui si sono sommate quelle del presidente del Cna, Ivan Malavasi:

E senza voler far polemica vorremmo che la prossima volta, quando si stabiliscono le norme, ci chiamino prima invece che correre ai ripari dopo.

Insomma, le associazioni hanno intenzione di dare battaglia, e bisogna dire che le loro parole sembrano aver trovare eco in alcuni parlamentari. A breve sapremo come si deciderà di affrontare il problema.

Photo Credits | salarimpianti su Flickr

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