Il nucleare? Tutta fatica sprecata, parola di Jeremy Rifkin

di Marco Mancini 3

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“Vi immaginate uno scenario tipo Napoli, ma dove i rifiuti fossero radioattivi?”

Questa la provocazione di Jeremy Rifkin, economista e scrittore statunitense, molto attento ai problemi che riguardano l’ambiente e i diritti dell’uomo. “Una fatica inutile“. E’ così che comincia la sua intervista a Repubblica, a proposito delle centrali nucleari.

E’ un fiume in piena Rifkin che si schiera con forza contro il nucleare, e spera che in Italia ci ripensino, prima che sia troppo tardi. Prima di fare ipotesi azzardate o accuse senza senso, leggete le sue parole che ora seguono.


Il primo pensiero va alle scorie radioattive. Esse sono talmente pericolose, dice Rifkin, che se oggi improvvisamente decidessimo di smantellare tutte le centrali nucleari del mondo, sarebbe uno sforzo inutile perchè il risparmio nelle emissioni sarebbe veramente minimo. L’unico modo per salvare il salvabile è non crearne di nuove. In America, per liberarsene, hanno deciso di stoccarle all’interno di una montagna, investendo 8 miliardi di dollari. Difficilmente una soluzione del genere potrebbe essere presa in Italia. Si finirebbe per formare ecoballe di scorie radioattive, magari da mandare in qualche discarica della Campania.

Dopodichè guarda il lato economico, da bravo economista, e prevede che l’uranio farà la fine del petrolio, tra qualche anno ce ne sarà sempre di meno e costerà sempre di più. Il suo picco potrebbe arrivare entro il 2025, dando all’Italia, nella migliore delle ipotesi, circa 6-7 anni di utilizzo, prima di raggiungere prezzi che nemmeno il petrolio è riuscito a raggiungere.

Anche i rischi preoccupano l’americano. Infatti, dice, il nucleare è un’energia con basse probabilità d’incidente, cioè può capitare molto meno spesso delle altre centrali elettriche che ci sia qualche problema, ma quando questo accade, c’è molta probabilità di fare la fine di Cernobyl. Per fortuna l’incidente sloveno è stato risolto in tempo, ed era meno grave di quello che si pensasse. Quanto accaduto ha spinto il governo di Ljubljana ad accellerare il passaggio all’energia rinnovabile.

Alla domanda sulla liceità delle costruzioni delle centrali nucleari in Italia, Rifkin ha risposto con dei dati: in tutto il mondo ci sono 439 centrali che, tutte assieme, producono il 5% dell’energia elettrica totale. Nei prossimi 20 anni circa la metà di esse verranno rimpiazzate, quindi è incomprensibile questo andare contro corrente dell’Italia, che passa al nucleare mentre gli altri lo sostituiscono. La frase che segue è sintomatica della situazione:

Perché il passaggio al nucleare avesse un impatto sull’ambiente bisognerebbe costruire 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Così facendo fornirebbe il 20% di energia totale, la soglia critica che comincia a fare una differenza. C’è qualcuno sano di mente che pensa che si potrebbe procedere a questo ritmo?

Il nostro ministro Scajola ha dichiarato che le 5 centrali nucleari italiane già da sole fornirebbero il 20% dell’energia elettrica in Italia. Guardando i due dati si capisce che c’è qualcosa che non va.

Infine, l’ultimo problema è rappresentato dall’acqua. In Francia c’è una dura polemica sul problema dell’acqua potabile, perchè il 40% di essa serve per raffreddare i reattori nucleari. In Italia ne abbiamo anche meno, da dove la prenderemo? Risparmieremo sull’energia per poi importare acqua?
La soluzione a tutti questi problemi è la cosiddetta “terza rivoluzione industriale“, un sistema dove tutti i cittadini sono in grado di autoprodursi l’energia sufficiente alla sussistenza, e ciò che avanza viene reimmesso nella rete comune, come avviene più o meno con le informazioni che circolano su internet. Il problema italiano, conclude Rifkin, è solo generazionale, perchè una classe politica così anziana non può capire le innovazioni provenienti da una rete intelligente di scambio di energia, o di nuovi edifici costruiti direttamente con pannelli fotovoltaici, ma preferiscono produrre energia alla vecchia maniera, con il petrolio, il nucleare, o come voleva fare Prodi, con il carbone, come l’Inghilterra di 200 anni fa.

Commenti (3)

  1. Devo dire che sono favorevole al nucleare (non come lo intende Scajola però), però quando parla un Guru come Rifkin dovremmo tutti stare a sentire.
    Il futuro in effetti è l’idrogeno, e Rifkin lo motiva benissimo nel suo libro “Economia all’idrogeno”, che consiglio vivamente a tutti di leggere, che, come specificato a fine articolo da Marco, rappresenterebbe una via “democratica” alla generazione e fruizione di energia, un’indipendenza quasi totale (basta un macchinario per trasformare l’aria in idrogeno), ed anche una forma di guadagno per l’utente medio, che genererebbe energia anche per venderla al vicino o chi ne avesse bisogno.
    Il nucleare non è pericoloso se utilizzato con la testa, ma non è l’unico limite, ed è anche vero che utilizzare un’energia simile solo per qualche anno, e trovarsi a spendere più del petrolio, non sarebbe proprio saggio.

  2. Rifkin Mi Legge Nel Pensiero! 😉

    …Mi Ha Tolto Le Parole Di Bocca… Vabbe’ Se Le Dicevo Io Ste Cose Nessuno Ci Faceva Caso! Per Fortuna Le Dice Rifkin!

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