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Finora abbiamo trattato in questo blog di energia fotovoltaica, di eolico e di nucleare pulito. Ora facciamo la conoscenza di un nuovo sistema di produzione energetica alternativa. E’ un sistema di cui se ne parla ancora poco, ma alcuni comuni italiani se ne sono già attrezzati. Stiamo parlando del “Teleriscaldamento“.

Questo nuovo metodo di produzione energetica prevede che, al livello comunale, venga costruito un impianto centralizzato il quale, attraverso tubature speciali, faccia passare acqua calda o energia elettrica direttamente nel sottosuolo, fino a farla arrivare nelle case. In senso pratico questo significherebbe un grosso risparmio energetico a livello individuale, in quanto arrivando già l’acqua calda, si risparmierebbe sulle caldaie, che producono una quantità molto elevata di CO2. Ma anche energia elettrica per i frigoriferi o gas che va ad alimentare i termosifoni.


Le centrali di produzione, a loro volta, vengono alimentate con diversi tipi di combustibili, che possono andare dal gas naturale presente nel sottosuolo, al calore stesso della terra, agli oli combustibili, al carbone, fino addirittura ai rifiuti solidi urbani, eliminando un altro grave spreco. Questo significherebbe che tutti questi combustibili anzichè essere “dedicati” in ogni edificio, verrebbero concentrati tutti in un unica centrale che, eliminando gli sprechi, fa risparmiare notevolmente sia in termini di bolletta (circa un quinto), ma soprattutto in termini di inquinamento, abbattendo la produzione di CO2.

Questo genere di tecnologia è già molto presente in Nord Europa (soprattutto in Germania, ma anche in Scandinavia), mentre in Italia il primo comune che l’ha adottata è stato quello di Brescia, negli anni ’70, seguito da Torino una decina di anni dopo.
La Legambiente ha recentemente censito gli impianti italiani al momento funzionanti, e ha individuato 267 comuni che utilizzano questa energia. I migliori sono nella provincia di Bolzano e nel Trentino, mentre nel Centro e Sud Italia sono praticamente assenti. Peccato perchè con tutta l’immondizia che c’è a Napoli in questo momento si potrebbe dare energia a tutta la Campania. E invece nella classifica del solare termico che la Legambiente ha stilato, analizzando tutti i comuni nazionali, il capoluogo campano viene al penultimo posto, prima soltanto del comune di Sesto San Giovanni, nel milanese.

Unico segno di vita sotto il Po lo dà Roma, nella quale si è già attrezzato l’impianto di Torrino, dove manca solo l’inaugurazione per farlo entrare in funzione.
Un pò poco per il bel Paese, ma speriamo che sia solo la prima di una lunga serie di innovazioni.

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