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La Tetra Pak è un’azienda svedese che produce imballaggi per alimenti e che dà il nome al materiale divenuto ormai famoso soprattutto per i contenitori del latte.
Questa ditta ha aderito alla HCVF (High Conservation Value Forest), sorto nel 2006 per combattere la deforestazione illegale e sin dalla sua nascita si è schierata a favore dell’ambiente, partecipando ad iniziative del WWF, per diminuire le emissioni di CO2 favorendo un aumento della quota di energia verde e una riduzione dei consumi.

Tuttavia, c’è da dire che proprio per smaltire il tetrapak, i cittadini che coscienziosamente operano la raccolta differenziata, hanno riscontrato non pochi problemi. Primo tra tutti: dove si buttano i cartoni di tetrapak?


Essendo composto da carta, plastica e alluminio, il dubbio sarebbe sorto a chiunque.
Dal 2003 in Italia grazie ad un accordo tra Comieco, Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo Imballaggi a base cellulosica, e Tetra Pak, azienda leader nella produzione di imballaggi a base carta per alimenti, la raccolta differenziata dei contenitori in poliaccoppiato puó essere fatta insieme alla carta.

Nel 2006 potevano usufruire di questo servizio piú di 14 milioni di cittadini, ma solo 1096 comuni su circa 8000 totali avevano la possibilità effettiva di effettuare la raccolta differenziata anche per il tetrapak.In alcune città, come a Firenze, il tetrapak andava buttato nel contenitore della plastica, a Roma in quello della carta. Insomma non esisteva una norma precisa.

Finalmente nel 2008 un opuscolo informativo sulla raccolta differenziata, autorizzava i cittadini a buttarlo insieme alla carta, anche se subirà poi uno smaltimento totalmente diverso.
I cartoni poliaccoppiati, infatti, vengono riciclati nei termovalorizzatori, nelle cartiere o nei centri di compostaggio.Alla cartiera di Santarcangelo, in provincia di Rimini, producono la cartafrutta e la cartalatte recuperando la cellulosa dei cartoni. Bastano 20 minuti in un pulper, di pura azione meccanica, senza additivi chimici.La carta si spappola e le fibre vengono riasciugate in fogli, senza essere sbiancate o deinchiostrate. Dal polietilene e dall’alluminio si ricava il Maralhene, un materiale con cui si fanno arredi e gadget.
Dai poliaccoppiati si può anche ottenere del compost. Lo producono a Modena, al Centro di Compostaggio di Fossoli di Carpi, e dicono che vada bene anche per l’agricoltura biologica. Dato che oltre il 70% del cartone è costituito da cellulosa, la Tetrapak considera i cartoni per bevande un biocombustibile. Due tonnellate di contenitori usati hanno un contenuto energetico pari a una tonnellata di petrolio.Se il cartone brucia in modo pulito, i sottili strati di polietilene si trasformano in vapore acqueo ed anidride carbonica, mentre l’alluminio diventa ossido di alluminio, un composto utilizzato nella produzione della carta. In conclusione il tetrapak è potenzialmente riciclabile, ma la maggior parte dei tetrapak o finisce in discarica o finisce bruciata.

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