Incentivi rinnovabili: Casa del Consumatore, no alle strumentalizzazioni

di Fil Commenta

Il dibattito sugli incentivi alle rinnovabili, dopo l’approvazione del Decreto da parte del Consiglio dei Ministri, non coinvolge solamente le imprese della filiera, a partire da quelle del comparto del fotovoltaico, ma anche le Associazioni dei Consumatori. Questo perché allo stato attuale, per come sono strutturati, gli incentivi agli impianti da fonti rinnovabili vengono “scaricati” sulle bollette energetiche dei consumatori. Questo costo vale la sfida delle rinnovabili?

Ebbene, più volte le Associazioni che rappresentano e tutelano gli interessi delle imprese del solare hanno dimostrato come gli incentivi siano fondamentali per conseguire gli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2020, così come le Associazioni dei Consumatori, praticamente in maniera unanime, sono favorevoli all’economia verde e fortemente contrarie al ritorno del nostro Paese al nucleare. Anche la Casa del Consumatore è intervenuta nel dibattito, sottolineando, in accordo con quanto dichiarato dal Consigliere e responsabile area credito dell’Associazione, come occorra in ogni caso dire no alle strumentalizzazioni.

Sulle rinnovabili la Casa del Consumatore, non a caso, ritiene che sia giusto, e che sia corretto a livello di informazione far sapere e comprendere ai consumatori italiani come ogni centesimo di euro di incentivo venga pagato da loro con le bollette energetiche, e come le incentivazioni vadano ad attivare quella che è in tutto e per tutto una rendita protetta per un periodo pari a ben venti anni.

Di conseguenza per l’Associazione, sottolinea il Dott. Gianluigi Longhi, Consigliere e responsabile area credito della Casa del Consumatore, ai danni del libero mercato non si possono andare ad attivare e determinare dei benefici economici “protetti” in quanto durano per un paio di decenni. In altre parole, la Casa del Consumatore è a conti fatti contraria ad incentivazioni che, essendo troppo lusinghiere, vanno a determinare da un lato delle laute rendite, e dall’altro mettono un freno all’innovazione ed alla ricerca.

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