Ecco come le isole dell’energia daranno elettricità al futuro

di Marco Mancini Commenta

I porti, specialmente quelli oceanici, abbondano di energie rinnovabili (sole, vento e onde). Ognuna di queste si potrebbe chiamare semplicemente “Isola dell’Energia“, un impianto galleggiante che ha le potenzialità di raccogliere molta più energia rinnovabile di quello che potrebbe fare con il petrolio.

Il concetto è un parto della mente dell’inventore inglese Dominic Michaelis, il quale è partito dalla sua personale insoddisfazione sul lento progresso dello sviluppo della conversione dell’energia termica degli oceani, un processo in cui l’acqua viene pompata dal fondo degli oceani per generare elettricità.

Nulla è stato creato con questo processo, allora io ho pensato, perchè non utilizzare altre tecnologie per ottenere energia?

Così il dott. Michaelis a Livescience.com, nell’ambito della spiegazione su come funziona la sua invenzione. Si tratta infatti di una piattaforma marina, una specie di isola galleggiante, la quale ha al centro un impianto OTEC (quello che trasforma l’energia oceanica in elettricità) di circa 600 metri di raggio, alimentata con turbine eoliche e pannelli solari. Inoltre, l’energia delle onde converte la corrente marina, catturandola e trasformandola in energia elettrica in tutto il perimetro della struttura.

Quest’isola da sola è in grado di produrre 250 Mw di corrente (tutti completamente puliti), abbastanza per dare energia ad una piccola città. L’obiettivo di Michaelis è di far costruire una sorta di arcipelago di queste piccole isolette da lui inventate, in maniera tale da fornire grandi quantità di energia alle città costiere, praticamente a costo zero. Su queste isole sarà possibile anche costruire delle serre in cui produrre alimenti sfruttando l’energia solare, costruire porti per le barche che vi vorranno attraccare, e addirittura alberghi per i turisti.

Per attrarre gli investitori, il progetto dell’Isola dell’Energia verrà presentato questa settimana al U.S. China GreenTech Summit di Shanghai. I punti di forza del progetto? Produzione costante dell’energia, dato che quando mancano vento e sole, almeno la forza marina è presente 24 ore su 24; produzione di energia ad emissioni zero; un investimento che si paga da solo; c’è anche la possibilità di estrarre idrogeno dall’oceano, magari per rifornire anche le future automobili; potrebbe anche funzionare da desalinizzatore, restituendo, si calcola, oltre un milione di litri di acqua dolce al giorno; ed infine il costo non eccessivo, dato che ognuna di queste isolette costerebbe intorno ai 600 milioni di dollari, meno di quello che costerebbero le centrali elettriche attuali, con più o meno gli stessi risultati.

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