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Scorie nucleari, ecco dove andranno a finire

 
Paola P.
23 settembre 2010
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Dopo il toto-centrali, è partito il toto-scorie. Chi accoglierà i rifiuti radioattivi, diretta conseguenza del ritorno al nucleare italiano? La lista dei siti papabili, una cinquantina in tutto quelli potenzialmente idonei, è pronta. Il compito di stilarla è spettato alla Sogin, la società che si occupa della gestione e della messa in sicurezza degli impianti nucleari.

Secondo quanto trapelato le scorie verranno accolte (a braccia aperte?) principalmente dalle aree a cavallo tra Basilicata e Puglia, tra Puglia e Molise, tra Lazio e Toscana.
Non avevamo dubbi. Il Nord, a più alta densità, con più costruzioni, fabbriche e ferrovie, non è molto adatto allo stoccaggio delle scorie. Un ospite scomodo, per il Sud Italia, ad ogni modo, di quelli che puzzano ancor prima dei tre giorni.

La lista ovviamente è ancora top secret, si mormora che il premier Silvio Berlusconi abbia chiesto alla Sogin di posticiparne la pubblicazione, in attesa del varo dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare che, ricordiamo, ancora, effettivamente, non c’è.
La short list sarebbe stata realizzata sulla base delle condizioni fisiche del territorio, a conti fatte rimaste immutate

dai tempi della “task force Enea” del 2003 e del gruppo di lavoro istituito insieme con le regioni nel 2008.

Escludendo le aree a rischio frane, quelle a rischio sismico elevato, quelle a rischio allagamenti, le densamente popolate e le zone di alta montagna, il cerchio si è stretto subito, come potete ben immaginare,

al Viterbese, alla Maremma, all’area di confine tra la Puglia e la Basilicata, le colline emiliane, alcune zone del Piacentino e del Monferrato.

Salve la Sicilia e la Sardegna, per ovvi motivi. La buona notizia è che le Regioni dovrebbero avere l’ultima parola, senza imposizioni, sull’accettare o meno le scorie nel loro territorio. Ma la posta in gioco sarà alta, gli incentivi esorbitanti e rifiutare di abboccare all’amo dorato impensabile in questo momento di grave crisi economica: il dissenso dei cittadini, quello invece, non paga.
Ogni area, di circa trecento ettari, accoglierà un parco tecnologico con a regime mille scienziati. I comuni papabili della lista che accetteranno (ma possono rifiutarsi, in fondo?) di accogliere le scorie sul loro territorio, usufruiranno di incentivi, affitti agevolati e vedranno risollevarsi l’economia, con negozi, ristoranti e alberghi strapieni, dal momento che il parco tecnologico annesso attirerà frotte di scienziati da tutta Europa.
E forse anche i cittadini non la prenderanno tanto male: attività e soldi a palate fanno comodo a tutti, pazienza se sono radioattivi.

[Fonti: Corriere.it; IlSole24ore]

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