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  • 06
  • set
  • 2010

Marea nera, le conseguenze dei disperdenti chimici

Di Marco Mancini, in Inquinamento, Malattie e Salute.

All’inizio di questa estate, quando la marea nera era ancora in cima ai titoli dei giornali di tutto il mondo, le previsioni russe di una pioggia tossica conseguente alla fuoriuscita di petrolio sono state respinte dalla comunità scientifica. Ma forse i giudizi sono stati troppo affrettati. I rapporti effettuati più recentemente infatti fanno pensare che forse i russi avevano ragione.

Uno dei primi campanelli d’allarme che fanno pensare a qualche conseguenza sulle piogge acide arriva dalla Florida, dove una famiglia ha scoperto, non senza una certa preoccupazione, che nella loro piscina era presente dello Corexit, uno dei disperdenti chimici rilasciati nell’oceano. La famiglia Scheblers di Homosassa, Florida, ha cominciato a sospettare che qualcosa non andasse quando hanno notato che la loro piscina stava causando eruzioni cutanee, grave diarrea e urine molto scure. Questi sintomi sono certamente collegabili agli ingredienti contenuti nei disperdenti subacquei Corexit 9.527. Il 2-butossietanolo contenuto in esso può distruggere le cellule del sangue, causa un aspetto scuro nelle urine, e può causare irritazione gastrointestinale, la quale a sua volta può favorire la diarrea.

Gli Scheblers hanno chiesto un consulto al chimico Bob Naman sugli effetti che i contaminanti della marea nera potevano avere sull’entroterra. Naman ha così raccolto un campione della loro piscina e l’ha analizzato. Il risultato è stato chiaro: la sostanza tossica componeva l’acqua della piscina per un sorprendente 50,3 parti per milione (ppm). Com’è stato possibile è facilmente intuibile. I disperdenti hanno viaggiato nell’aria e, per l’irrorazione aerea, si sono sparsi sul suolo, compresa la piscina degli Scheblers.

Il 2-butossietanolo non è un ingrediente che è utilizzato nei disperdenti rilasciati dagli aeromobili perché è molto volatile, per questo si pensa ciò che in precedenza si era scartato: è evaporato dall’oceano ed è ritornato a terra con le precipitazioni. Ma il valore di oltre 50 ppm è difficile da spiegare con la semplice pioggia. Tale valore indica una concentrazione di queste pericolose sostanze chimiche superiore alla loro concentrazione nelle acque del Golfo, che dovrebbe essere ben al di sotto di 1 ppm. Il mistero si infittisce esaminando i dati dell’EPA che non fa menzione di questa sostanza tra quelle utilizzate, e per il fatto che nessuno dei vicini degli Scheblers abbia denunciato simili sintomi. Insomma, qui qualcuno mente, o gli Scheblers per guadagnare un po’ di dollari, o i responsabili della ripulitura del petrolio, i quali hanno utilizzato sostanze proibite per risolvere la questione più in fretta.

Lo studio della mobilità e del destino delle sostanze chimiche nell’ambiente è complicato dal numero e dalla complessità delle variabili, ma intanto il sospetto che qualcosa di ciò che è stato usato dopo l’esplosione della Deepwater Horizon non sia proprio lecito si è insinuato negli abitanti della costa, e la situazione della BP si fa ogni giorno più complicata.

Fonte: [Treehugger]

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