Marea nera Shell in Scozia, una valvola di sicurezza all’origine della seconda falla

di Redazione 1

Marea nera Shell in Scozia: all’origine della seconda falla di cui si è avuta notizia ieri dalla stessa compagnia petrolifera, ci sarebbe una valvola di sicurezza vicina alla tubatura difettosa della piattaforma Alpha Gannet. Malgrado la prima fuoriuscita, di cui era trapelato poco o niente la settimana scorsa, fosse, a dire della Shell, sotto controllo e di portata insignificante, l’incidente è apparso subito più preoccupante ieri quando la compagnia ha ammesso l’esistenza di una seconda fonte di dispersione di greggio dalla piattaforma. Ad allarmare le scarse informazioni che trapelavano sull’entità dello sversamento ma soprattutto il fatto che anche i pochi comunicati della Shell fossero tutt’altro che rassicuranti.

I tecnici erano a lavoro incessantemente, sì, ma gli sforzi erano piuttosto poco mirati, dal momento che non si era ancora in grado di localizzare con precisione il punto della perdita nella piattaforma perché era un luogo abbastanza inaccessibile lungo la struttura.

Ieri il primo video del luogo dell’incidente diffuso dalla Marine Scotland che ha parlato del disastro petrolifero peggiore degli ultimi dieci anni nel Mare del Nord. La prima fuoriuscita ha disperso in mare qualcosa come 1.300 barili di petrolio, mentre la seconda è decisamente più contenuta e sta riversando circa 5 barili al giorno nelle acque del Mare del Nord.

Gli ambientalisti britannici attaccano duramente la Shell per la scarsa trasparenza, che pure ci sembra enorme rispetto a quanto avvenne con la BP l’anno scorso con la marea nera nel Golfo del Messico. Quello che più preme sapere è di che entità sia il danno arrecato alla flora ed alla fauna marina scozzese. Ricordiamo che l’incidente si è verificato 180 chilometri ad Est di Aberdeen.

Tony King, responsabile della Scottish Wildlife Trust, ha spiegato che è evidente che c’è stata una fuoriuscita consistente di petrolio nel Mare del Nord, con rischi per uccelli marini, balene e delfini, pesci e altri animali selvatici. La Shell deve comunicare esattamente quanto petrolio è finito in mare per consentire alle associazioni che si occupano della fauna selvatica di pianificare le operazioni di salvaguardia nell’area interessata. Rimossa la minaccia per l’ambiente, ad ogni modo, la Shell dovrà rispondere a ben altri interrogativi: come è potuto succedere e che misure pensa di adottare per evitare che si ripeta?

La compagnia intanto si difende dicendo di essere rammaricata per l’incidente e di aver messo in campo tutte le sue forze per evitare danni. D’altra parte, rassicura, il petrolio non dovrebbe raggiungere le coste ed in acqua, anche grazie a processi naturali, ai forti venti ed alle onde, il greggio si sta disperdendo, riducendo al minimo l’impatto sui pesci. Greenpeace UK intanto annuncia battaglie legali per chiedere che alle compagnie petrolifere vengano revocati i 20 permessi di trivellare nelle acque ad Ovest delle Shetland.

[Fonte: Guardian.co.uk]
[Foto: Marine Scotland]

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