Marea nera: top kill funziona (per ora)

di Marco Mancini 2

top-kill

Il flusso di petrolio è rallentato, ma i tecnici non esultano ancora. Troppe delusioni e troppe figuracce si sono susseguite nei giorni scorsi per cantar vittoria troppo presto. L’unica buona notizia in una marea (è proprio il caso di dirlo) di cattive novità è che tutto sta procedendo come previsto, una situazione mai verificatasi dal 20 aprile scorso, quando l’incendio sulla piattaforma Deepwater Horizon provocò il disastro che tutti oggi conosciamo.

Secondo i calcoli degli ingegneri che hanno realizzato il mega sifone per tappare la falla, una prima colata di fango e materiali addensanti avrebbe dovuto ridurre lo spazio di fuoriuscita del petrolio. In questo modo la pressione dovrebbe ridursi sempre più, fino ad arrivare a pressione zero. Raggiunto questo obiettivo, scatterebbe la seconda fase dell’operazione, in cui il fango verrebbe sostituito da cemento che fungerebbe da tappo per bloccare definitivamente la fuoriuscita.

Com’è ovvio che sia, viste le condizioni estreme, qualche imprevisto c’è stato, ed infatti il macchinario è dovuto rimaner fermo per 16 ore prima di riprendere a lavorare, ma intanto i risultati arrivano, ed è questo ciò che conta. In attesa di poter dichiarare la fine del problema, è ora possibile fare un primo bilancio. Un bilancio forse ancor più nero della marea stessa, dato che parla di 68 milioni di litri di petrolio greggio dispersi in mare (la più grande catastrofe ecologica di questo genere, la vicenda della Exxon Valdez, riportò la perdita di 42 milioni di litri). Cifre che mandano gambe all’aria le stime iniziali date dalla BP di 5 mila barili al giorno. La stima più credibile invece è agghiacciante: tra i 12 e i 19 mila barili di petrolio al giorno dispersi in mare.

Per questo il presidente Barack Obama si assume tutta la responsabilità ma promette sul suo onore che la società britannica pagherà fino all’ultimo centesimo ogni danno. Nonostante la falla sia quasi chiusa, lo strascico di questo disastro pare dover perdurare ancora per molti mesi.

Fonte: [Corriere della Sera]

Commenti (2)

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