Nucleare in Italia, dove sarà il deposito nazionale di scorie? L’Ispra riceve la mappa

di Matteo Carriero Commenta

Il 2015 è un anno importante sul fronte del nucleare in Italia poiché si deciderà il sito nazionale nel quale saranno immagazzinate le scorie radioattive. Ma dove sarà situato il deposito nazionale? L’Ispra ha ricevuto la mappa dei siti potenziali dalla Sogin, vediamo quali sono i parametri elaborati per la scelta.

nucleare italia deposito nazionale scorieIl nucleare in Italia non è durato molto ma ha prodotto scorie radioattive che adesso dovranno essere collocate nel deposito nazionale italiano, il cui sito verrà scelto nel corso del 2015. Il primo fondamentale passo è stato fatto: la Sogin, società pubblica, ha consegnato all’Ispra la mappa dei siti dove potrà essere costruito il deposito nazionale di scorie nucleari. Tra i parametri di cui si terrà conto per decidere il luogo considerato idoneo a ospitare le scorie abbiamo la sismicità della zona, la presenza di zone protette e parchi naturali, la presenza di miniere e poligoni di tiro, la presenza di lagune o dighe. Inoltre il luogo dove nascerà il deposito nazionale italiano non potrà essere sopra i 700 metri di quota né sotto i 20 metri sul livello del mare, non potrà essere a meno di cinque chilometri dal mare né a meno di un km da ferrovie o strade particolarmente trafficate. Ovviamente il deposito di scorie nucleari non potrà essere costruito in vicinanza di fiumi o di aree abitate.

A quanto è dato di sapere al momento, i prodotti di scarto del nucleare in Italia potranno essere collocati entro un centinaio di siti individuati dalla Sogin entro una dozzina di diverse regioni. Il progetto per la costruzione del sito vede la costruzione di un deposito di superficie dove i barili saranno coperti da tre diversi tipi di protezioni in calcestruzzo e in cemento e posti in celle sigillate e impermeabilizzate, e la costruzione di un centro di ricerca specializzato nel decommissioning. Il deposito nazionale dovrà immagazzinare circa 90 mila metri cubi di scorie radioattive provenienti per il 60% dalle centrali nucleari smantellate e per il restante 40 per cento da attività di medicina nucleare, laboratori di ricerca e altri particolari campi di produzione industriale. Si stima che per la costruzione del deposito nazionale di scorie nucleari sarà necessario circa un miliardo e mezzo di euro, e che il luogo dove sorgerà l’impianto potrà tornare utilizzabile dopo circa tre secoli da un eventuale smantellamento, se si considera che comunque il deposito immagazzinerà solo scorie radioattive di intensità bassa o media (non è infatti in programma la costruzione di un cimitero per score altamente radioattive.

Naturalmente non mancano le polemiche: in particolare al momento riguardano la discutibile nomina di Antonio Agostini a capo dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare, ruolo delicatissimo che il buon senso vorrebbe affidato a persona estremamente competente, e che invece è stato assegnato a una figura che benché magari preparata in altri campi, non presenta competenze per quanto concerne il nucleare. L’attacco di SEL e Movimento 5 Stelle al Governo Renzi per questa nomina appare pertanto giustificato. Ovviamente si spera comunque in una gestione estremamente responsabile e attenta dell’Ispettorato, che giocherà un ruolo importante anche in relazione al nuovo deposito nazionale di scorie del nostro paese.

Photo Credits | Getty Images

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