Pesticidi nelle acque italiane, tracce nel 55% di quelle di superficie

di Matteo Carriero Commenta

Pesticidi nelle acque italiane, tracce nel 55% di quelle di superficie secondo il nuovo rapporto nazionale ISPRA relativo ai dati 2009-2010. Contaminate anche oltre un quarto delle acque sotterranee: secondo l’istituto il rischio per l’uomo potrebbe essere attualmente sottostimato.

Tracce di pesticidi si ritrovano in una percentuale fortemente preoccupante delle acque italiane: dai dati ricavati dai 1297 punti di prelievo per le acque superficiali e dai 2324 punti di prelievo per quelle sotterranee, l’ISPRA elabora il nuovo quadro della contaminazione da pesticidi in Italia, ed è un quadro fosco.

Il 55,1% dei campioni di acqua superficiale presenta tracce di pesticidi così come il 28,2% dei campioni d’acqua sotterranea, con un aumento delle differenti tipologie di sostanze utilizzate: si passa infatti dai 118 diversi pesticidi rinvenuti nel 2007-2008 ai 166 tipi registrati per il bienni 2009-2010. Non buone nemmeno le rilevazioni relative al superamento dei limiti di concentrazione, superati nel 13,2% delle acque di superficie e nel 7,9% di quelle sotterranee.

Se i nuovi dati confermano che la maggior presenza di pesticidi è concentrata nella zona della pianura padana e veneta, un incremento della contaminazione si nota anche per il centro e il sud dell’Italia. Da dove vengono tutte queste sostanze tossiche? La risposta è ovvia, per la gran parte provengono dall’utilizzo delle stesse nel settore dell’agricoltura, dove si è ormai arrivati ad adoperare 350 differenti sostanze in quantità notevolissime (si parla di oltre 140 mila tonnellate).  In questa sede si parla di pesticidi, ma non bisogna inoltre dimenticare la presenza di biocidi e di erbicidi triazinici.

Tra le sostanze apportate dai pesticidi nelle acque del nostro paese troviamo in particolare, in quelle di superficie, Ampa, glifosate, terbutilazina e terbutilazina-desetil, metolaclor e cloridazon, menter tra quelle del sottosuolo spiccano bentazone, anche qui terbutilazina e terbutilazina-desetil, nonché atrazina e atrazina-desetil. L’ISPRA, come accennato, non manca di ricordare a tutti che il rischio per la salute dei cittadini correlato a tutte queste sostanze nelle nostre acqua potrebbe essere più grave di quanto non lo si consideri al momento.

Photo credits | Luigi Rosa su Flickr

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