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Porto Tolle, lavoratori in mutande contro gli ambientalisti

 
Paola P.
12 luglio 2011
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La centrale Enel di Porto Tolle, su cui pende la riconversione, torna a far parlare di sé per una protesta che vede schierati i lavoratori dell’impianto contro gli ambientalisti e che sta avendo luogo in queste ultime ore a Rovigo: il carbone, definito preistorico dai verdi, per molti è lavoro, un lavoro che in questo momento di grave crisi finanziaria non ci si può permettere di perdere. E non bastano, per rassicurare gli animi, i segnali positivi, forse gli unici in questo momento sul mercato dell’occupazione, che arrivano proprio dalla green economy, dai green jobs, nuova ricchezza pulita, professionalità da crescere, da integrare, da convertire alle politiche energetiche ed industriali di un  futuro che si avvia necessariamente verso il sostenibile, voltando gradualmente ma irreversibilmente le spalle ai fossili.

La protesta a Rovigo dei lavoratori dell’Enel contro il convegno Carbone, preistoria della tecnologia fissato per oggi pomeriggio, si è materializzata in un rimanere in mutande (boxer e canotteria) per manifestare un aperto ed evidente dissenso alle posizioni degli ambientalisti. Spiegano  i manifestanti che

La riconversione a gas metano che i signori di Legambiente, Wwf, Italia Nostra e Greenpeace vogliono per la centrale di Porto Tolle farebbe solo alzare la bolletta di famiglie e imprese, e porterebbe questo impianto alla chiusura nel giro di poco tempo. Le centrali italiane alimentate a gas naturale, negli ultimi 5 anni, hanno visto diminuire le ore di funzionamento fino al 95%, nel caso degli impianti a gas metano.

Per contro, proseguono gli operai dell’Enel e dell’indotto,

Una centrale a carbone “pulito” di ultima generazione, invece, garantisce un costo di generazione del 20% inferiore a quello di un ciclo combinato a gas, e realizza 3.500 posti di lavoro in cantiere e circa 1.000 stabili durante l’esercizio della centrale, contro i 30 dipendenti di una centrale a gas. La crisi ha già messo in ginocchio le imprese del Polesine e  andando avanti su questa strada ci lascerà in mutande, se non ci sarà la riconversione a carbone.

[Fonte: Corriere della Sera]

 

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