Premio Bioarchitettura, vince progetto di ristrutturazione a Milano

di Matteo Carriero Commenta

L’atteso Premio Bioarchitettura ha decretato i progetti vincitori di quest’anno: tra i 63 pervenuti si è classificato al primo posto un intervento di ampia ristrutturazione nel centro di Milano firmato dall’architetto Filippo Taidelli. Secondo classificato il progetto dell’architetto Massimo Gin per Fabbrica Nuova a Milano, terzo classificato il progetto Borgo Agricolo Val Tidone, a Piacenza, realizzato dall’architetto Sonia Calzoni.

Il vincitore del premio Biarchitettura di quest’anno è l’architetto Filippo Taidelli per il suo progetto di ristrutturazione integrale di un edificio milanese del 1901, sito nel centro della città. Come ha dichiarato Wittfrida Mitterer, direttrice della rivista Bioarchitettura, il progetto “in maniera esemplare riesce a dimostrare che è possibile recuperare in pieno ambito urbano in maniera molto sobria e semplice, ma con grande enfasi sull’ecologia”. Secondo la giuria che ha consegnato il premio all’architetto Taidelli, il suo progetto è stato in grado di:

affrontare e risolvere in modo efficace e misurato i tre temi proposti dal Bando del Premio: il rapporto con il contesto; il disegno delle facciate nel rapporto pieno e vuoto, il disegno degli infissi che si lega alla rappresentazione della facciata e al significato del progetto stesso.

Secondo posto per l’architetto Massimo Gin e il suo progetto Fabbrica Nuova a Murano, altro intervento di ristrutturazione capace di trasformare un vecchio e ingombrante edificio industriale in un efficiente complesso residenziale ad alta ecocompatibilità. Infine terzo premio per l’architetto Sonia Calzoni per il progetto di restauro e riuso di uno splendido agricolo vicino Piacenza, in Val Tidone, elaborato tenendo sempre in mente il rispetto del contesto naturale e delle necessarie caratteristiche di ecosostenibilità degli edifici.

Abbiamo poi anche una menzione speciale assegnata all’architetto Lucien Kroll e il suo progetto Scuola Don Milani a Faenza, in particolare, come ha dichiarato la giuria, per la

realizzazione che interpreta in modo libero e fuori dall’ordinario le esigenze di una committenza di bambini che vedono rappresentati in essa i loro desideri, materializzati nella realtà degli insiemi, intesi come alleanza tra l’abitante e la sua abitazione.

Photo Credits | gualtiero su Flickr

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