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Rinnovabili “etiche”, il nuovo progetto del GSE

 
Marco Mancini
16 maggio 2012
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rinnovabili etiche progetto gseIl Gestore dei Servizi Energetici, meglio conosciuto come GSE, sta presentando in questi giorni il nuovo piano sulle rinnovabili per i prossimi anni. Tra i vari progetti c’è anche l’intenzione di far diventare le rinnovabili “etiche”. Certamente si tratta di una novità. In realtà, se proprio volessimo prenderla alla lettera, le rinnovabili sono già etiche visto che sono la fonte energetica più democratica di tutte visto che sole, vento, ecc. sono a disposizione di tutti. Ma il GSE vuol fare di più.

Ha così avviato dei progetti per far entrare le rinnovabili anche in posti molto delicati come le carceri o le comunità per fare in modo che gli “ospiti” possano da un lato imparare un lavoro costruendo ed installando gli impianti fotovoltaici o altri simili, e dall’altro possano così avvicinarsi al mondo delle energie rinnovabili, auto-producendosi elettricità. Il progetto è stato denominato “energia per il sociale”, e per ora comprende l’Istituto penale per minorenni di Nisida, la Comunità di San Patrignano di Coriano, l’Associazione Gruppo di Betania di Milano, l’Associazione Libera – Gruppo Abele di Torino, l’Istituto Giannina Gaslini di Genova, e la Fondazione Whitaker di Mozia.

Tra i progetti che saranno intrapresi ci saranno l’installazione di impianti rinnovabili ed il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici che ospitano i detenuti e le altre persone presenti nella comunità, per un totale di 41 mila megawatt di potenza.

Ci siamo preoccupati di creare sinergia e condivisione innescando progetti trasversali. Verrà realizzato un ombrellone fotovoltaico con componenti realizzati dai ragazzi di San Patrignano e nasceranno un parco giochi e una fontana solare per il Gaslini realizzati dal gruppo Abele e dai ragazzi del carcere minorile di Nisida

ha annunciato il presidente del Gse, Emilio Cremona. A lui si aggiunge anche il parere di Don Ciotti, fondatore del Gruppo Abele:

La questione è certamente economica perché in Italia il settore delle rinnovabili contribuisce per almeno l’1% al Pil e dà lavoro a più di 100 mila persone. Ma è anche una questione culturale e ambientale. Investire sulle energie rinnovabili significa investire sul futuro, sulla salute, su stili di vita più rispettosi dell’ambiente. Lo hanno capito in molti: il 95% dei Comuni produce energia da fonti rinnovabili. Ora c’è bisogno di un piano di sviluppo di lungo periodo.

E diciamo che così si parte con il piede giusto.

[Fonte: Repubblica]

Photo Credits | Thinkstock

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