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Rinnovabili, incentivi, aumenti e decreti. Un po’ di chiarezza

 
Valentina Ierrobino
3 aprile 2012
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incentivi rinnovabiliTra ieri e oggi molto si è scritto sugli incentivi statali per i nuovi impianti da fonti rinnovabili, non senza polemiche dall’una e dall’altra parte. Il ministro Corrado Passera entro questa settimanasi è detto pronto a varare due nuovi decreti, che dovranno essere approvati anche dal ministero dell’Ambiente, per organizzare la materia e per limitare gli incentivi statali per le energie pulite che negli ultimi anni, secondo il ministro Passera, hanno raggiunto cifre troppo elevate rispetto alle reali richieste. Si parla di 9 miliardi in totale, di cui 6 miliardi per il solo fotovoltaico.

La risposta delle imprese è stata molto forte, con proteste e manifestazioni davanti al Parlamento a cui hanno preso parte 22 organizzazioni del settore rinnovabili e che poi hanno incontrato i rappresentanti di governo per chiedere un periodo di transizione tra le vecchie e le nuove regole circa gli incentivi.

Nello specifico il ministro Passera propone di abbassare del 30-40% gli incentivi per uniformarli a quelli degli altri Paesi dell’Unione e di far inscrivere in registri nazionali gli impianti favorendo, e quindi finanziando di più, quelli più efficienti e meno invasivi per l’ambiente. Inoltre nel mirino del ministro ci sono anche i grandi impianti con potenza superiore ai 5 Megawatt per i quali si chiedono delle aste pubbliche e dei requisiti minimi per accertare la reale capacità finanziaria dei beneficiari degli impianti. Passera ricorda che il boom dei finanziamenti ha gravato sulle famiglie 120 euro all’anno sulla bolletta elettrica. Insomma, ancora una volta si richiedono chiarezza e trasparenza, come spiega in una nota il ministro Corrado Clini

Vogliamo organizzare un tavolo tecnico di confronto e di esame per capire come sono costituite le tariffe dell’energia e la struttura degli incentivi, un tavolo che metta insieme non solamente l’Ambiente, lo Sviluppo Economico gli altri ministri coinvolti, ma anche l’Autorità dell’energia, la società civile e il mondo dell’economia.

Questo potrebbe non far scattare il secondo aumento del 4% dell’elettricità previsto per il mese di maggio, già aumentata del 5,8% in questi giorni. Quel che non torna al governo sono ben 4 miliardi che, secondo l’Autorità dell’energia, andrebbe difatti a finanziare meccanismi come il Cip6 che agevola le aziende energivore che non fanno di certo uso di fonti rinnovabili.

[Fonti: Il Sole 24 Ore; Quotidiano Nazionale]

[Photo Credit | Thinkstock]

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