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Rinnovabili, Obama le rilancia nel suo discorso sullo Stato dell’Unione

 
Marco Mancini
27 gennaio 2011
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Il discorso sullo Stato dell’Unione 2011 di Barack Obama ha fatto il giro del mondo grazie, oltre che alle tematiche economiche, anche al ritorno del tema ambientale, che le politiche intraprese negli ultimi due anni dal Presidente degli Stati Uniti sembravano aver lasciato un po’ da parte.

Uno dei passaggi più importanti è stato l’aver messo in evidenza l’importanza di massicci investimenti nelle nuove tecnologie, in particolare nell’energia pulita. Facendo riferimento alle rinnovabili, Obama ha detto che questo è il “momento-Sputnik della nostra generazione”, riferendosi al sorpasso alla Russia nella corsa allo spazio. Ciò significa che, nonostante gli States al momento siano rimasti indietro nella ricerca, è arrivato il momento di raddoppiare gli sforzi. Ma non si tratta dell’unico elemento importante del discorso di Obama in termini di clima, energia e ambiente.

Mai il presidente ha menzionato la parola “clima” o “riscaldamento globale”, nonostante l’anno appena trascorso sia stato segnato da una densa scia di eventi meteorologici estremi dovuti al decennio più caldo mai registrato, ed anche se i motivi politici sono piuttosto evidenti, noi la consideriamo un’occasione persa.

Tuttavia, il “momento-Sputnik” è stato incoraggiante. Obama ha raccomandato il proseguimento del finanziamento intenso di progetti di ricerca sull’energia rinnovabile, ha fissato l’obiettivo di avere l’80% dell’energia per le famiglie americane proveniente da fonti pulite entro il 2035, in particolare energia eolica, solare, carbone pulito e nucleare, ma soprattutto un importante investimento nelle automobili elettriche che si spera raggiungano il milione in tutto il Paese entro il 2015.

Nell’ambito della mobilità sostenibile, l’investimento maggiore sarà nella ferrovia ad alta velocità, che dovrà raggiungere l’80% degli americani entro il 2035. Insomma, numeri che nemmeno i più ottimisti tra gli ambientalisti americani si aspettavano, e che si spera, come già accaduto con altri discorsi di presidenti americani in passato, valgano da accelerazione di un processo di evoluzione che ha subìto negli ultimi anni troppi stop a livello mondiale.

[Fonte: Treehugger]

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