Rio+20, ecco come si prepara l’Europa

di Marco Mancini Commenta

rio+20 europaDopo le delusioni di Copenhagen e Cancun, il vertice che si sta preparando per Rio de Janeiro, denominato Rio+20 perché avviene esattamente vent’anni dopo quello storico del 1992 che di fatto fu il primo vertice ambientale della storia, rischia di lasciarci ancora una volta con un pugno di mosche in mano. Rispetto agli anni precedenti infatti i Paesi che non ne vogliono sapere di adeguarsi alle regole ambientali hanno dalla loro anche l’arma della crisi economica che sta facendo rinviare molti progetti perché ritenuti costosi. Peccato non si rendano conto che proprio i provvedimenti della green economy potrebbero farci uscire dalla crisi.

Intervistato da Repubblica, il commissario Ue all’Ambiente Janez Potocnik si dice comunque ottimista per diversi motivi. Primo fra tutti è che di fronte alle telecamere di tutto il mondo, i politici, anche i più reticenti, ci pensano bene prima di dire no a priori come fanno nel chiuso dei loro uffici. Potocnik si rende conto che il punto di partenza è già in pericolo, figuriamoci il proseguio dei colloqui, ma nei tre giorni dal 20 al 22 di giugno si spera che si riesca a trarre qualche ragno dal buco.

Siccome sa benissimo che Stati Uniti, Cina, India ed altri emettitori giocheranno al ribasso, ha intenzione, come rappresentante dell’Europa, di partire con le idee molto chiare. I temi di cui si dibatterà sono energia, acqua, terra coltivabile, ecosistemi, tutela degli oceani ed efficienza nell’utilizzo delle risorse. Gli obiettivi sono di far raggiungere ogni cittadino in tutto il mondo entro il 2030 dai servizi elettrici, raddoppiare l’efficienza energetica e l’energia prodotta dalle rinnovabili.

Purtroppo le grandi nazioni non sono molto d’accordo con noi, ed anche se Potocnik non fa nomi, si capisce a chi si riferisce quando parla di obiettivi solo sul breve termine e di ostacoli a questi provvedimenti europei visti come “protezionismo”. Per fortuna c’è anche qualche Paese che “gioca” dalla nostra parte, anche se a livello industriale conta poco. Parliamo della maggior parte dei Paesi africani e del Messico, anche se un’occhiata a qualche Paese asiatico andrebbe data, a mio avviso. L’Europa è comunque ottimista, e speriamo che stavolta abbia ragione ad esserlo.

[Fonte: Repubblica]

Photo Credits | Getty Images

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