Rio+20, respinta l’idea dell’Organizzazione Mondiale per l’Ambiente

di Marco Mancini Commenta

rio+20 organizzazione mondiale per l'ambienteL’idea che si sta formando da settimane che il meeting di Rio+20 fosse completamente inutile ha trovato conferma nella giornata di ieri. Nell’attesa che oggi, magari all’ultimo secondo, si prenda anche una piccola decisione, ciò che è risultato alla fine della seconda giornata di meeting è stato che l’unica cosa su cui sono tutti d’accordo è che sono in disaccordo su tutto. Da giorni infatti si discute del termine green economy, inserito nel testo ma sul cui significato non si trova un punto di vista comune (nonostante la felicità del nostro Ministro dell’Ambiente Clini), mentre ieri si è fatto un ulteriore passo indietro, rifiutando di aderire al WEO.

Il WEO è una proposta fatta dall’Europa e sostenuta dall’Onu del cosiddetto World Environmental Organization, l’Organizzazione Mondiale per l’Ambiente, una sorta di Nazioni Unite per le politiche ambientali. Secondo i suoi ideatori quest’organo avrebbe dovuto agire più o meno come fa l’Onu, annoverando un gruppo di nazioni che condividono gli obiettivi ambientali, lavorando 365 giorni all’anno su queste tematiche e discutendo impegni comuni. A dir la verità un organismo simile esiste già ed è l’Unep, ma finora è stato visto un po’ come un’organizzazione di Serie B.

Così l’UE ieri ha tentato in tutti i modi di convincere i vari Paesi ad aderire a questo WEO, ma questa creatura è morta in culla. Alla fine l’Europa è riuscita almeno ad ottenere che se proprio nessuno vuole aderire al WEO, almeno si concedano maggiori poteri all’Unep. Su questo in molti si sono trovati d’accordo, forse più per evitare che un organismo più forte li costringa a prendere provvedimenti vigorosi che per la fiducia nel programma ambientale delle Nazioni Unite. Poi ci si lamenta quando le associazioni ambientaliste come Greenpeace o il WWF parlano di fallimento e di ipocrisia dei 200 rappresentanti degli Stati di tutto il mondo riuniti a Rio+20.

[Fonte: The Guardian]

Photo Credits | Getty Images

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