Riscaldamento globale, c’è un nuovo colpevole: i fertilizzanti

di Marco Mancini 1

I gas serra, alla base del fenomeno del riscaldamento globale con tutto ciò che esso comporta, sono provocati in larga parte dall’uomo. O meglio, la parte che li rende pericolosi si può affermare con certezza che sia di matrice umana. Dopo aver messo al bando una serie di sostanze chimiche, ora la partita si fa più complicata perché secondo i ricercatori dell’Università di Berkeley, in California, c’è un nuovo responsabile che però chiaramente non si può bandire: i fertilizzanti usati in agricoltura.

Non sembrano esserci differenze tra quelli chimici e quelli naturali perché è il processo che loro scatenano ad aumentare la quantità di gas serra nell’atmosfera. Secondo lo studio pubblicato su Nature Geoscience, i ricercatori dimostrano come l’uso dei fertilizzanti azotati, utilizzati oggi nelle pratiche intensive, stimoli i batteri che trasformano l’azoto in N2O, o ossido di diazoto. Questo gas nell’atmosfera è quasi 300 volte più potente dell’anidride carbonica (CO2), e potenzialmente può stazionarvi per più di 100 anni. Viene da sé che la pericolosità è molto maggiore.

Secondo i calcoli dei ricercatori dall’inizio della prima rivoluzione industriale ad oggi la quantità di ossido di diazoto nell’atmosfera è aumentata del 20%. La conseguenza più diretta è la capacità di agire sullo strato di ozono, con il rischio che l’aver bandito i gas CFC si possa rivelare inutile. L’N2O è infatti considerato il gas più potente tra quelli nell’atmosfera, più dannoso di CO2  metano messi insieme, e se la sua quantità dovesse aumentare potremmo trovarci di nuovo a combattere con l’assottigliamento dello strato di ozono.

La soluzione? Di certo non è semplice, come fa notare Kristie Boering a capo dello studio:

Non possiamo impedire di utilizzare i fertilizzanti. Intendiamo solo contribuire a modificarne l’uso e a introdurre pratiche agricole che diminuiscano il rilascio di questo gas.

Più facile a dirsi che a farsi.

[Fonte: Corriere della Sera]

Photo Credits | Thinkstock

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