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Sacchetti di plastica vs shoppers biodegradabili, è guerra di posti di lavoro

 
Valentina Ierrobino
16 febbraio 2012
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Sacchetti in plastica o biodegradabiliFareambiente, movimento culturale ed ambientalista, da anni è impegnato nell’adozione di misure e provvedimenti per tutelare e valorizzare l’ambiente. Negli ultimi giorni il suo apporto si è concentrato sull’art 2 del decreto Rifiuti relativo ai sacchetti di plastica, in discussione alla Camera, portando alla luce informazioni e risvolti non conosciuti su un monopolio da 20.000 posti di lavoro, a rischio.

In primo luogo, come spiega Marco Banini del Comitato Nazionale Plastiche Biodegradabili di Fareambiente,

Sono oltre 2mila le aziende italiane a concreto rischio chiusura se dovesse essere approvato l’art. 2 del decreto Rifiuti relativo ai sacchetti di plastica biodegradabile. E il totale dei posti di lavoro che si perderebbero superano le 20.000 unità, a fronte di non oltre 1.000 unità che potrebbero crearsi.

Si tratta, ha proseguito Banini

Dell’instaurazione di un monopolio nella produzione dei sacchetti biodegradabili; ancora più grave se si considera che nell’azionariato dell’unica azienda in grado di produrre i sacchetti secondo le specifiche indicate-Mater Bi Spa-figurano tra gli altri Banca Intesa (socio di maggioranza) ed alcune società estere portoghesi, di Malta e del Lussemburgo. C’è una coincidenza strana: la norma tecnica non giuridica presa a riferimento EN 13432 è stata varata dal Cen, struttura belga che si avvale dello staff di Novamont, ovvero del nuovo monopolista.

Questo non vuol dire che bisogna abrogare l’articolo ma occorre fare chiarezza e rimettere in discussione l’uso dei sacchetti biodegradabili al posto dei sacchetti usa e getta in plastica: la normativa va rivista, così come le possibilità di investire nel settore per più imprese. Fareambiente ha chiesto nel frattempo un’audizione in commissione Ambiente della Camera per verificare se i sacchetti biodegradabili sono “dannosi per l’ambiente e nocivi alla salute” poiché l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ha affermato che la norma EN 13432 che fa riferimento alla compostabilità di un materiale e alla tossicità del materiale decomposto se disperso in natura, non assicura la biodegradabilità dello shopper, anzi

Secondo l’Ispra l’utilizzo di amidi per la produzione di plastiche biodegradabili (sono utilizzati soltanto nel mater-Bi) sarebbe più dannoso per l’ambiente fino a 10 volte e più tossico per l’uomo sino a 5 volte la tossicità delle normali plastiche bioegradabili prodotte con additivi certificati biodegradabili.

Noi di Ecologiae consigliamo di usare le  sporte per fare la spesa: sono in cotone e riutilizzabili all’infinito.

[Fonti: Fareambiente; Wikipedia]

[Photo Credit | Thinkstock]

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