Scoperta la causa dell’aridità del Sahara: il polline

di Marco Mancini 3

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Seimila anni fa, l’Africa settentrionale era un luogo di alberi, praterie, laghi e tante tante persone. Oggi, è il Sahara – una zona desolata più ampia di tutta l’Australia.
Il lago Yoa, nel nord-est del Ciad, è rimasto un lago per millenni. Oggi invece è una piccola oasi circondata dal deserto torrido. Anche se ogni tanto cade qualche debole pioggia, il lago di Yoa si rifornisce attraverso una sacca d’acqua formatasi in una falda acquifera sotterranea.

Analizzando migliaia di strati di sedimenti in un nucleo esercitato dal fondo di questo lago, un team internazionale di scienziati ha ricostruito come fu possibile che il clima rigoglioso di una regione, come quello della savana, potesse essere cambiato in quello di una zona desertica come quella del Sahara.


Secondo Stefan Kropelin, geologo dell’Istituto di Archeologia Preistorica presso l’Università di Colonia, in Germania, si è avuto nel corso dei secoli un clima di transizione dovuto all’evoluzione di alcuni tipi di polline sceso nell’acqua e affondato fino al suolo, prosciugando man mano le riserve d’acqua, e non permettendo il deflusso verso le radici degli alberi circostanti, facendoli morire a poco a poco, e desertificando tutta la zona. Oggi, a detta di Kropelin, non si trova un pezzo di erba nel Sahara, ma anche se può sembrar strano, una volta c’era un alto grado di biodiversità vegetale.

I risultati sono in contraddizione con un’opinione prevalente in ambito scientifico, secondo la quale il cambiamento è avvenuto bruscamente, nel giro di pochi secoli, circa 5500 anni fa. Essa prese il nome di “Fine del periodo umido africano“, cioè quando le piogge monsoniche, che si riversavano nella regione, smisero di cadere. L’idea nasce dal ritrovamento nell’oceano di sedimenti al largo delle coste dell’Africa, a ovest della Mauritania. Nel 2000, l’analisi dei nuclei dei ricercatori guidato da Peter B. deMenocal della Columbia University’s Lamont-Doherty Earth Observatory ha mostrato un improvviso aumento nella polvere soffiata verso l’Africa in quel periodo. Quest’idea va leggermente in contrasto con quella di Kropelin, ma condivide una base comune. Per questo il geologo tedesco non ha contestato i dati oceanici, ma li ha solo definiti “sopravvalutati”.

Infatti secondo lui i dati oggi disponibili su cosa accadde alla Terra oltre 5000 anni fa sono scarsi perchè i rilevamenti che si possono fare sulla sabbia non sono affidabili come quelli che si fanno nei sedimenti sotterranei, a causa dei fenomeni naturali (quali venti, piogge, ecc.) che potevano confondere le “prove” di tale cambiamento. Invece il Lago Yoa contiene ancora tracce di un periodo umido che ha avuto inizio 14.800 anni fa, in cui le acque sotterranee sono ancora sufficienti a compensare i 6 metri d’acqua all’anno che evapora fuori dal lago. Essa è compensata da quei pochi millimetri di pioggia che cadono ogni anno, ma che rendono sufficienti le prove dell’esistenza di acqua abbondante migliaia di anni fa.

Addirittura Kropelin ha dichiarato di essere capace di analizzare queste acque per ricostruire avvenimenti accaduti 12 mila anni fa.
Il Dr. deMenocal ha lodato la ricerca di Kropelin, dicendo che è l’unico lavoro attendibile sull’aridità interiore del Sahara, e lo ha spronato a continuare la ricerca per scopire se il polline che ha causato questa aridità provenisse solo dalla zona intorno al lago o se fosse presente in tutta la zona del Sahara.

Secondo il Dr. Jonathan R. Holmes, direttore del Environmental Change Research Center presso l’University College di Londra in Inghilterra, la teoria del polline è una buona base dalla quale partire per studiare l’inaridimento, anche se a suo parere, il calo dei livelli dell’acqua del lago Ciad non sono dovuti solo al polline, ma all’aumento della polvere che proprio esso causava al suolo.
Tuttavia, conclude il Dr. deMenocal, la rapida essiccazione verificatasi ha spinto all’emigrazione di quelle popolazioni verso il nord dell’Africa, in zone meno aride, come quelle adiacenti al Nilo, contribuendo alla nascita dell’Egitto e della civiltà.

Commenti (3)

  1. Complimenti per l’accuratezza nel redigere l’articolo, nei contenuti, e nei riferimenti. Seguo questo blog proprio per la sua attendibilità, però permettetemi un piccolo consiglio: un articolo come questo, sarebbe meglio che fosse corredato dai link ai contenuti che lo hanno alimentato, quali ricerche e nomi di persone.

    Per fare un esempio: il dottor holmes lo travate con l’aiuto di google nelle pagine del centro dove lavora a londra:
    http://www.google.com/univ/ucl?q=+Jonathan+Holmes&sa=&sitesearch=ucl.ac.uk

    Qui invece trovate la home page dell’istituto dove lavoro Stefan Kropelin,
    http://www.pressoffice.uni-koeln.de/
    dove si trova direttamente un link alla ricerca citata nell’articolo di questo blog.
    http://www.pressoffice.uni-koeln.de/1651+M507ac16cd1f.html

    Questo per nulla togliere alla bravura di Marco Mancini, si intende, al quale vanno i miei ringraziamenti per il lavoro preciso di raccolta e pubblicazione delle informazioni.

    Ciao!

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