Scoperta la pianta “intelligente”, riconosce i suoi simili e attacca i rivali

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Incredibile scoperta botanica negli States. E’ stata trovata una pianta che riconosce i suoi simili e difende il territorio. Era considerata finora appartenente alla famiglia dei fiori di lavanda (Cakile edentula), ma ora qualcosa dovrà essere rivista. A partire dal nome. Gli scienziati che hanno scoperto le sue capacità l’hanno soprannominata “Sea Rocket“, letteralmente “Razzo Marino”, perchè vive nella regione dei Grandi Laghi americani, e attacca le specie “rivali” con una sorta di razzi.

Non solo. Infatti questa pianta, oltre a riconoscere i suoi “parenti”, riserva loro un trattamento preferenziale. Infatti se nel suolo in cui lei vive, dovesse nascere anche un’altra pianta che lei non riconosce, immediatamente le invia un grappolo di germogli nutrienti che si attaccano alle radici. Se poi la riconosce come componente della sua famiglia, rilascia il nutrimento e si ritrae, altrimenti la soffoca.


La sorprendente scoperta ha fatto restare gli scienziati ancora di più a bocca aperta in quanto, nella maggior parte degli animali, non c’è questa coscienza di sè e dei propri simili come quella di questa pianta, nonostante i chiari vantaggi che un animale può avere. Il meccanismo funziona come la difesa del territorio, che permette la crescita dei propri simili e la lotta contro specie diverse.

La scoperta è stata fatta da Susan A. Dudley, una ecologista e studiosa dell’evoluzione delle piante all’Università McMaster di Hamilton, in Ontario, sulla base di uno studio di una sua studentessa neolaureata, Amanda L. File. Si è detta stupefatta di quello che ha trovato la Dudley, perchè non si aspettava che le piante avessero in segreto una vita sociale. Da questa scoperta poi sono partite una serie di ricerche tra i suoi colleghi, che hanno portato alla scoperta di altre 3 specie considerate “sociali”, cioè in grado di riconoscere i parenti ed interagire con loro.

Secondo la Dudley la consapevolezza che le piante fossero solo ferme e “vegetassero”, nel vero senso della parola, era dovuto al fatto che finora si era trattata la socialità solo nel senso animale del termine, senza tener conto che le piante avessero una vita diversa, e quindi un modo diverso di agire. Altre piante agiscono come il razzo di mare, ma con modalità differenti. Infatti ne esiste una, il “Dodder“, del genere Cuscuta, che espelle delle sostanze chimiche nel suolo e nell’aria. Queste si vanno a posare sugli organismi “concorrenti”, e hanno una reazione positiva se fanno parte di quella famiglia, negativa se sono di altre famiglie. Questi agenti chimici sono una sorta di parassita, incapace di nascere indipendentemente, che serve per riconoscere gli agenti nutrienti da altre piante per poi segnalarli nella pianta madre e contribuire alla sua sopravvivenza. Infatti il Dodder non è in grado di utilizzare la fotosintesi per la propria nutrizione, e così si è “inventata” questa maniera alternativa.

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La sua maniera di agire è a dir poco impressionante. Esso infatti apre i propri germogli con un movimento circolare, rilasciando un campione di prodotti chimici che arrivano, per via aerea, sulle altre piante. Attraverso essi questa pianta riesce ad ottenere delle informazioni sui vegetali che ha vicino, proprio come farebbe un cane che annusa l’aria. Trovata la propria vittima, il Dodder cresce nella sua direzione, finchè non gli arriva addosso e si ciba di essa (come nella foto). La dottoressa Consuelo De Moraes ha spiegato senza mezzi termini questo comportamento, paragonandolo a quello animale, letteralmente come un piccolo verme che si sposta verso le altre piante.

Non bisogna pensare però che queste piante siano dotate di un piccolo cervello. Secondo il biologo dottor Eric Brenner, si tratta solo di un complicato sistema di impulsi elettrici che attraversano da parte a parte la pianta, portando ad una semplice reazione ad uno stimolo. La dottoressa Dudley però avverte di non confondere queste scoperte con credenze non scientifiche, come che le piante provino emozione o che esse amino la musica classica e odino il rock, o peggio ancora che per farle crescere rigogliose bisogna parlargli. Certo è che adesso gli scrittori di fantascienza avranno qualcosa di nuovo da scrivere.

Fonte: The New York Times. Vi invitiamo a guardare il video in questo link.

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