Sparare nuvole e fecondare gli oceani: i nuovi modi per bloccare l’effetto serra

di Marco Mancini 1

nuvole

Molte idee che da mesi elenchiamo su queste pagine sono state raccolte da un gruppo di scienziati danesi e “vendute” come soluzione al riscaldamento globale. Non stiamo parlando però di migliorare l’efficienza energetica o produrre energia pulita, ma semplicemente di aggirare l’ostacolo.

Il celebre scienziato Bjorn Lomborg del Copenaghen Consensus Center ha dichiarato sul Financial Times che la scelta delle attuali politiche ecologiche è controproducente ed antieconomica: cioè costa troppo e i benefici potrebbero essere inconsistenti. Meglio allora cambiare il tiro, e cioè anziché ridurre le emissioni, tentare di bloccare il riscaldamento globale con una sorta si scudo naturale: le nuvole.

Come spiegavamo qualche mese fa, alcuni scienziati avevano individuato nelle eruzioni vulcaniche un metodo ingegnoso per respingere i raggi solari. In particolare il vapore che si sollevava dai vulcani diveniva una sorta di schermo per i raggi solari, che venivano “rispediti al mittente”, e non creavano maggiore riscaldamento sulla Terra. Da qui l’idea di Lomborg: creare delle nuvole artificiali oppure rafforzare quelle già esistenti, sparando con dei cannoni simili a quelli per creare la neve artificiale, delle goccioline d’acqua, le quali “sbiancano” le nuvole ed aumentano la capacità di riflettere i raggi.

Un’altra soluzione prospettata dal team danese è quella di cospargere gli oceani di polvere di ferro, iniezioni di azoto o rimescolando le acque profonde. In questo modo prolifererebbero le alghe, le quali assorbono CO2 e la eliminerebbero dall’aria. Tutte queste idee, per quanto possano sembrare al tempo stesso fantascientifiche ma semplici, non è detto che siano la migliore soluzione.

Secondo molti scienziati ed ingegneri infatti, queste possono rivelarsi molto pericolose. Ad esempio la soluzione delle nuvole può essere ottimale se queste vengono spedite ad una certa altezza. In quel caso potrebbero riflettere la luce solare, ma se per errore queste dovessero essere sparate un po’ più in basso, c’è il rischio di ottenere l’effetto contrario, e cioè un incremento dell’effetto serra, una sorta di soffocamento della Terra.

Anche la soluzione degli oceani è pericolosa, perché si sconvolgono gli ecosistemi, mettendo la mano dell’uomo dove non c’è mai stata per milioni di anni, e non si sa come la vita marina potrebbe reagire. Stesso discorso anche per gli specchi orbitanti, che dovrebbero riflettere i raggi solari. Si tratta sempre di tecniche non sperimentate che alterano in modo imprevedibile interi ecosistemi, e finora le simulazioni fatte al computer hanno rilevato che queste possono portare più svantaggi che benefici. Meglio quindi, per la maggior parte del mondo scientifico, continuare sulla strada già intrapresa del miglioramento energetico. I rischi sono inferiori e, alla lunga, potrebbe risultare la scelta più adatta.

Fonte: [Repubblica]

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