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Tigri a rischio estinzione: l’unico modo per salvarle è smettere di tagliare foreste

 
Marco Mancini
14 settembre 2011
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L’abbiamo spesso ribadito anche su queste pagine: la prima causa di estinzione per la maggior parte delle specie è la perdita di habitat dovuta alla deforestazione. Anche l’inquinamento, la caccia e la cattura per scopi commerciali fanno la loro parte, ma è il vero e proprio “sfratto” che viene presentato ad ogni specie di animale a metterne a rischio la sopravvivenza. L’esempio più lampante è la tigre, un animale forte, che si adatta facilmente e che mangia praticamente qualsiasi cosa. L’unico problema è che, non avendo più una casa, non può nemmeno riprodursi.

Secondo un recente studio del WWF le riserve asiatiche sarebbero in grado di sostenere addirittura 10 mila esemplari di tigre, se le aree in cui oggi vivono fossero protette. Ciò significa niente bracconaggio né alberi tagliati, un impegno importante che però i 13 Paesi che fanno parte dell’area (tra cui Russia e Cina) sentono di potersi accollare. Da mesi (per non dire da anni) i rappresentanti di queste nazioni del Sud-Est asiatico si incontrano per trovare un accordo, ed ora che questo è stato trovato, si spera di riuscire a raddoppiare il numero attuale di tigri entro il 2022.

Ma in cosa consiste questo accordo? In parte si tenterà di ridurre la deforestazione, anche se quelle aree sono tra le più appetibili al mondo. Inoltre verrà istituito una sorte di regime di carbon trade, in cui chi inquina paga. A questo verranno aggiunti servizi di assorbimento della CO2, come il piantare nuovi alberi dove questi vengono tagliati.

La situazione è molto grave. Nel 1900 le tigri in tutto il mondo erano circa centomila, oggi sono appena 3.200, quasi tutte raccolte nel territorio di questi 13 Paesi asiatici. Zone in cui si calcola siano stati investiti 7,5 miliardi di dollari per costruire miniere, strade e dighe, e che potrebbero contribuire alla distruzione dell’habitat di questi animali. Eppure è un peccato perché, secondo gli esperti, se davvero gli sforzi messi su carta nella dichiarazione di San Pietroburgo fossero rispettati alla lettera, quelle aree sarebbero in grado di sostenere una popolazione di tigri tale da poterla ritenere definitivamente fuori pericolo.

[Fonte: Sciencedaily]

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