L’Ue ha deciso: 100 miliardi all’anno per sostenere i Paesi poveri nella lotta ai cambiamenti climatici

 
Marco Mancini
30 ottobre 2009
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parlamento europeo

Una prima risposta alle richieste dei Paesi poveri nel tentativo di adeguarsi alla lotta contro i cambiamenti climatici è arrivata questa notte a Bruxelles. Dopo una serata di dibattiti, l’Unione Europea ha deciso che si presenterà a Copenaghen con la proposta del sostegno fissata a 100 miliardi di euro all’anno fino al 2020.

Un impegno preciso e pesante, come chiedevano i Paesi cosiddetti del Terzo Mondo, i quali sono i più colpiti da questa fase di transizione, in quanto pagano il maggior prezzo in termini di cambiamenti climatici (vedi le Maldive che rischiano di sparire nell’arco di un secolo, o i Paesi del Sud-Est asiatico che perdono ogni anno pezzi di terreno), ma d’altra parte non riescono a stare al passo con i grandi Paesi Occidentali in quanto non sono in grado di adeguarsi alle nuove tecnologie pulite, ma quella povera economia che ancora hanno è basata quasi esclusivamente sul carbone. Naturalmente però non sono mancate le polemiche.

L’Unione ha stabilito che i 100 miliardi all’anno saranno recuperati per il 35-50% dai versamenti che, in solido, dovranno effettuare i 27 Paesi europei, e per il restante 50-65% arriveranno dal mercato dello scambio per i diritti ad inquinare, quello che in America si chiama Cap and Trade. Le opposizioni maggiori arrivano però dai Paesi dell’Est Europa.

Nazioni come la Polonia, la Lituania o l’Ungheria infatti, nonostante facciano parte di quei Paesi la cui economia è basata sul carbone, rientrerebbero tra coloro che devono pagare per far adeguare gli altri alle nuove tecnologie. Ma qualche dubbio arriva anche da alcuni grandi Paesi, come l’Italia, che prima di ratificare un accordo così oneroso, vogliono vedere se anche Stati Uniti e Cina faranno la loro parte.

In ogni caso, come nei precedenti limiti alle emissioni, l’Europa si è mossa per prima, e ha dato l’esempio. Ora sta alle altre grandi nazioni rispondere e mantenere il passo. Solo così si potrà arrivare, tra un mese e mezzo, a Copenaghen, con una buona base di discussione sul futuro del Pianeta.

Fonte: [Ansa]

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