Unione Europea: l’Italia è indietro su smog e acque reflue

di AnnaMaria Commenta

Il rapporto biennale di Bruxelles sull’attuazione delle politiche ambientali pubblicato dalla Commissione europea parla chiaro: L’Italia deve ancora risolvere i problemi ambientali legati a temi come la gestione delle acque reflue al Sud, l’inquinamento atmoferico al Nord e la designazione dei siti “Natura 2000”. Il rapporto sull’attuazione delle politiche ambientali sottolinea anche che si tratta di problemi di difficile soluzione, in quanto per affrontarli si creano “conflitti di sovrapposizione” tra le amministrazioni locali e quella centrale.

Ma non è tutto negativo. Il documento pubblicato dalla Commissione europea infatti nomina anche alcune aree di eccellenza dell’Italia, come gli approcci innovativi nei progetti Life e gli indicatori di Benessere equo e sostenibile (bes) sviluppati da Istat e Cnel. Permangono però tutti problemi legati allo smaltimento dei rifiuto, alla gestione delle acque reflue, allo smog nei centri urbani e alla designazione delle Zone Speciali di Conservazione previste dalla Direttiva Habitat.

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Secondo il commissario Ue all’ambiente, Karmenu Vella, è necessario che l’Ue si accerti che le norme ambientali siano correttamente applicate perchè i cittadini chiedono che queste ultime siano applicate correttamente nei loro Paesi. L’Italia paga già multe salate per le sue infrazioni alle politiche ambientali, e se le cose non cambieranno potrebbe pagare ancora di più.

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Fino ad ora le casse dello Stato hanno sborsato cifre come 141 milioni di euro per la disastrosa condizione delle discariche abusive e 85 milioni per l’emergenza rifiuti in Campania. Nel 2014 L’Italia aveva 22 infrazioni ambientali, che adesso si sono ridotte a 16 ma si tratta pur sempre di casi difficili, che non si potranno risolvere in tempi brevi e che quindi comporteranno per gli anni a venire ulteriori sanzioni per il nostro Paese.

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