Venezia 2013, Unioncamere: ogni film costa 50 tonnellate di CO2 all’atmosfera

di Valentina Ierrobino Commenta

Film

 

Non solo premi e grandi attori nella mostra del Cinema di Venezia 2013, anche ambiente e sostenibilità grazie ai workshop su Green economy e green jobs. Come emerso dalla ricerca effettuata dal Centro studi di Unioncamere, per produrre un film ci vogliono in media 50 tonnellate di CO2, ma si può migliorare.Vediamo come.
Ognuno di noi emette in media 9,2 tonnellate di CO2 all’anno dovute in parte allo stile di vita praticato e alle abitudini di tutti i giorni. Il cinema potrebbe favorire comportamenti più sostenibili e contribuire alla riduzione delle emissioni, e al miglioramento della salute d tutti, semplicemente informando il pubblico. Come spiega Unioncamere, se 500mila spettatori vedessero un film dedicato all’ambiente e venissero influenzati da esso decidendo di ridurre anche solo dell’1% le loro emissioni, si avrebbe un risparmio di gas serra pari a 46mila tonnellate all’anno; pari a 46 milioni di metri quadri di boschi in più. Come ha dichiarato Marco Gisotti, direttore del Green Drop Award

Proprio in queste ore, viene depositata dal presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati Ermete Realacci un’interrogazione ai ministri della Cultura e dell’Ambiente per chiedere incentivi anche per le produzioni cinematografiche green.

Fortunatamente le eccezioni ci sono e alcuni film si possono classificare come green ed eco-friendly. Sono pellicole come “Un Angelo all’inferno” prodotta da Michele Calì e Federica Andreoli (Nuova Media Italia) con la collaborazione di Cremonesi Consulenze. Per la produzione del film sono state utilizzate tecnologie a consumo ridotto e all’interno delle sequenze sono stati inseriti messaggi educativi per promuovere uno stile di vita più attento all’ambiente. Vi sono anche altri esempi virtuosi: quelli dei registi come Alessandro D’Alatri che aderisce ormai da diverso tempo al Protocollo Green Movie di Edison e vanta un film a impatto zero; e come Mimmo Calopresti, regista e presidente di giuria del Premio Green Drop Award, che propone una visione etica diversa del cinema italiano con un’attenzione all’ambiente nuova

Nel cinema italiano si dovrebbe iniziare a lavorare con una mentalità che includa l’etica ambientale al suo interno. Un esempio: se entriamo in un quartiere, e raccontiamo quel quartiere, dobbiamo lasciare qualcosa in cambio, ricambiare lo sfruttamento del territorio, non si può sfruttare il territorio in eterno. Bisognerebbe obbligare le produzioni a lavorare in maniera più rispettosa dell’ambiente. Si potrebbe partire dalle film commission, dai finanziamenti alle produzioni, che dovrebbero in cambio agire in maniera ecologica. Sarebbe un passo veramente molto importante per il nostro cinema, che può vincere questa battaglia.

[Fonte: Adnkronos]

[Photo Credit | Thinkstock]

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