WiTricity: per una vita senza fili
Di Paola Pagliaro, in Scienza, Tecnologia.
I primi cavi elettrici risalgono a due secoli fa, con l’invenzione della pila da parte di Alessandro Volta. Fino al 1884 si usava la corrente continua, e non si riusciva a trasportare la corrente elettrica oltre la distanza di un chilometro.
La prima centrale elettrica italiana fu la centrale di Santa Radegonda, che serviva ad illuminare il Teatro della Scala di Milano, e difatti era costruita sul retro del teatro stesso, proprio perchè non si riusciva ancora a trasportare l’energia necessaria molto lontano dalla fonte.
La svolta la segnò il francese Lucien Gaulard inventando il trasformatore, e dimostrando che la trasmissione dell’elettricità era molto più efficiente impiegando la corrente alternata. Da allora non fu più un problema il trasporto di energia su grandi distanze.
Inizialmente si usarono i cavi preesistenti del telegrafo, poi furono costruite la rete elettrica e le linee dell’alta tensione. Il punto di contatto tra gli utenti e la rete è la presa elettrica, che in Italia raggiunge una tensione standard di 220 volt. Ma stanno nascendo sistemi più moderni, senza fili, per la conduzione dell’energia.
Al Massachusetts Institute of Technology di Boston, un team guidato da Marin Soljacic sta sperimentando il WiTricity (dall’inglese wireless electricity, elettricità senza fili).
Questo sistema sfrutta il principio della risonanza tra due elementi, che vibrando alla medesima frequenza, riescono a scambiarsi energia senza alcun effetto su altre apparecchiature elettriche nè sulle persone.
La sorgente di Witricity è come un diapason che vibra, emettendo suoni che fanno vibrare diapason uguali, ma non quelli diversi. Tramite un’antenna ricevente si emetterebbe nell’ambiente l’energia assorbita dai dispositivi elettrici, senza fili, senza cavi.
Nel giro di una decina di anni potrebbero dunque sparire i grovigli di fili elettrici di pc, stampanti ed elettrodomestici, sostituiti da nuovi flussi invisibili per la distribuizione dell’ energia. Aspettiamo con ansia…
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Scritto da Paola Pagliaro
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