Conferenza di Doha, è il carbon credit il nuovo terreno di scontro

di Marco Mancini Commenta

conferenza Doha carbon creditFinora non è che si siano fatti grossissimi passi in avanti alla conferenza di Doha (per non dire che non ne sono stati fatti proprio), ma questo potrebbe farcene fare qualcuno indietro. Secondo i delegati del Brasile le nuove regole sul carbon credits potrebbero far “deragliare” la negoziazione. Ma di cosa si tratta nel dettaglio?

Il carbon credit è la quantità di emissioni che ogni Paese è autorizzato a produrre, superata la quale deve acquistare nuovi crediti da Paesi che sono ancora al di sotto di tale soglia. Ora però si sta presentando un problema che nessuno aveva calcolato. Tre Paesi dell’ex Unione Sovietica (Russia, Polonia e Ucraina), che vista l’arretratezza nella quale si trovavano negli scorsi anni avevano molti crediti a disposizione, in teoria dovrebbero vedere tutto azzerato in questo secondo trattato, chiamato Kyoto-2, proprio come tutti gli altri. Ma non ne vogliono sapere. In pratica vogliono portarsi nel nuovo accordo i crediti che già avevano in precedenza, che detto in altre parole significa che vogliono inquinare più del dovuto.

Ovviamente sono contrari tutti gli altri Paesi del mondo che sono riuniti a Doha con il difficile intento di trovare il modo di ridurre l’inquinamento, non certo di aumentarlo. Secondo André Corrêa do Lago, capo della delegazione brasiliana, i trattati potrebbero essere compromessi se questi Paesi non faranno un passo indietro. Non è un caso che proprio il delegato brasiliano sollevi questa questione. Il Brasile infatti fa parte dei Paesi in via di sviluppo sotto la lente di ingrandimento per le loro emissioni, e sta facendo di tutto per convincere gli altri (Cina, India e Sudafrica) a sottostare alle regole. E’ chiaro che a questo punto se un Paese che non fa parte di questo gruppo cambia le regole in corsa, tutto viene rimesso in discussione.

A complicare le cose c’è anche che l’Europa vuol rimanere l’esempio per il mondo della capacità di ridurre le emissioni (ha già raggiunto l’obiettivo del taglio del 20% con 8 anni di anticipo), e così questi tre Paesi potrebbero creare non pochi disagi. Al momento la posizione più difficile è quella della Russia che ha rifiutato il trattato 2012-2020, mentre l’Ucraina ancora non si è esposta chiaramente.

Photo Credits | Getty Images

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