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Pinguino Imperatore, popolazione è il doppio del previsto

 
Marco Mancini
16 aprile 2012
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pinguino imperatore popolazione doppiaOttime notizie in chiave di conservazione delle specie. Uno degli animali che maggiormente si credeva rischiasse l’estinzione, il pinguino imperatore, in realtà è meno in pericolo di quanto si potesse pensare. E’ vero che gli sta letteralmente mancando la terra sotto i piedi a causa dello scioglimento dei ghiacciai, ma dalle ultime rilevazioni effettuate attraverso le foto satellitari pare che la popolazione sia il doppio di quanto non avessero calcolato in precedenza i ricercatori di tutto il mondo.

Lo studio era partito per cercare di stimare con precisione massima il numero di questi uccelli in Antartide in modo da poter capire come, nei prossimi anni, l’incremento delle temperature potesse ridurne la popolazione. Sono state necessarie le rilevazioni satellitari perché è molto complicato raggiungere le aree in cui questi animali vivono, dato che si tratta di zone ghiacciate a -50 gradi Celsius.

Utilizzando una tecnica nota come “pan-sharpening” per aumentare la risoluzione delle immagini satellitari, gli scienziati hanno potuto così distinguere un pinguino da una roccia e persino dagli escrementi che, con le immagini dall’alto, possono essere confusi. Il conteggio finale ha superato il mezzo milione di uccelli, per la precisione 595 mila suddivisi in 44 colonie (di cui 7 ancora sconosciute), che è circa il doppio delle precedenti stime che si aggiravano tra i 270 ed i 350 mila esemplari.

La ricerca attuale suggerisce che le colonie di pinguini imperatore saranno gravemente colpite dal cambiamento climatico. Un accurato censimento su scala continentale che può essere facilmente ripetuto su base regolare ci aiuterà a monitorare più accuratamente gli impatti del cambiamento futuro su questa specie simbolo

ha spiegato il biologo Phil Trathan, uno degli autori dello studio, il quale prende in considerazione la perdita di habitat dei pinguini in Antartide dovuta al riscaldamento globale, il quale mette a rischio prima di tutte le colonie settentrionali. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista PLOS ONE.

[Fonte: Sciencedaily]

Photo Credits | Thinkstock

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