Volpe considerata estinta rispunta negli Usa

di Marco Mancini Commenta

La volpe rossa della Sierra Nevada si riteneva fosse estinta, fino almeno a tre settimane fa. I biologi dell’US Forest Service sono riusciti a scattare foto della volpe con una macchina fotografica installata su un sentiero ed azionata a distanza, ed inoltre sono riusciti a prelevare campioni di saliva. Questi sono serviti per estrarre il DNA che successivamente l’Università di Davis ha potuto analizzare per confermare che si trattava proprio di quella specie. Possiamo dunque tirare un sospiro di sollievo, almeno per ora.

Planet-Save scrive che i ricercatori Ben Sacks e Mark Statham, impegnati con la fauna selvatica nel laboratorio di genetica veterinaria alla UC Davis, hanno studiato le volpi rosse per quattro anni in California, osservando il DNA da campioni di animali vivi e da museo. Gli esperti pensavano che tutte le volpi rosse della California e del Nevada discendevano dalle volpi rosse Orientali, ma attraverso la loro ricerca, si è scoperto che non era così. Ci sono ancora volpi rosse native della California e Nevada, incluse quelle che si pensava fossero scomparse sin dal lontano 1920.

Siamo tornati al Servizio Forestale e abbiamo detto: “Sì, hai beccato una volpe rossa della Sierra Nevada, ed è diversa dalla popolazione di Lassen Peak”. Ha una firma genetica che non abbiamo mai visto al di fuori dei crani e pelli di esemplari da museo raccolti prima del 1926

ha spiegato Sacks al Los Angeles Times. Ha continuato il ricercatore aggiungendo che loro pensavano che le volpi rosse si fossero estinte da circa 100 anni, ma ora sono convinti che su quelle montagne ce ne potrebbero essere molte.

Quindi ora abbiamo due piccole popolazioni isolate, e non sappiamo quanto grande sia il secondo gruppo. Quello è a rischio di estinzione, a quanto pare.

Secondo la Sierra Forest Legacy, la cattura per l’industria della pelliccia nella prima parte del secolo scorso è stata la causa della diminuzione del numero delle volpi rosse native della California, e la perdita dell’habitat per la concorrenza di specie non indigene ha dato il colpo di grazia. Ma ora, i biologi hanno capito che la natura gli stava offrendo una seconda possibilità, ed hanno intenzione di sfruttarla creando delle stazioni di monitoraggio con quante più telecamere possibile per scoprire tutto il possibile su questo animale “risorto” che credevano perso per sempre.

Fonte: [Treehugger]

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