La deforestazione cala, ma ancora molto resta da fare

di Paola P. Commenta

Nella giornata di ieri la Fao (Food and Agricolture Organization) ha presentato al mondo il suo rapporto sullo stato di salute delle foreste, il quale a primo impatto sembra incoraggiante. Pare infatti che nel periodo che va dal 2000 al 2010 il tasso di deforestazione sia calato per la prima volta nella storia. Si è infatti passati da un taglio di 16 milioni di ettari all’anno negli anni ’90, a “solo”, si fa per dire, 13 milioni all’anno negli ultimi 10 anni.

Il calo di 3 milioni di ettari non è di certo poco, ma pensare che ancora ogni anno sparisca una quantità di alberi talmente vasta quanto l’intero territorio della Grecia rimane un dato preoccupante. Secondo l’organizzazione internazionale, a rimarcare più di tutti questo scempio è l’America del Sud, dove avviene un terzo di questo taglio, seguita dall’Africa e dall’Oceania, dove però l’uomo c’entra marginalmente. In queste terre infatti sono circa 10 anni che la Natura sembra essersi ribellata e ha inviato una siccità ininterrotta che ha inaridito il terreno e favorito gli incendi, responsabili di gran parte di questo tasso di deforestazione.

L’analisi della Fao viene effettuata ogni 5 anni tramite rilevamento dei dati da 178 Paesi in tutto il mondo effettuato da 900 esperti. Questi, dopo lunghe indagini, puntano il dito ovviamente verso le attività umane, ma non solo. Le motivazioni che stanno alla base di questa distruzione sono il degrado, il taglio delle foreste e la riconversione a scopi agricoli. Soltanto per l’1% invece i responsabili sono gli incendi (dove non è detto che l’uomo non c’entri nulla) e gli attacchi di parassiti.

Ma ci sono anche le buone notizie. Nel Centro e Nord America infatti negli ultimi 10 anni il bilancio tra deforestazione e rimboschimento è sostanzialmente in pari, mentre in Europa e Asia è in attivo. In Europa infatti, già da qualche anno, si è instaurata, almeno nella parte Occidentale, la mentalità di ripiantare gli alberi che si tagliano, mentre crescono i parchi protetti nazionali, di cui l’Italia è piena. In Asia invece si attua una strategia simile, in special modo in Cina, Vietnam e India, ma qui il problema è che mentre si piantano alberi a macchia di leopardo, gli attacchi alle foreste primarie continuano, ed il bilancio nella perdita di biodiversità e Co2 è purtroppo negativo.

Eduardo Rojas, vicedirettore della Fao, ha commentato così i dati:

Per la prima volta il tasso di deforestazione mondiale sta scendendo grazie a sforzi condotti sia a livello internazionale che locale. I Paesi non hanno solo migliorato le loro politiche di utilizzo delle foreste ma ne hanno anche assegnato l’uso alle popolazioni locali. Il tasso di deforestazione resta comunque alto e gli sforzi vanno raddoppiati.

Sottoscriviamo l’invito.

Fonte: [Repubblica]

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