
Gli ambientalisti hanno ottenuto una mezza vittoria, i parlamentari della maggioranza una gran confusione. Il testo della nuova legge sulla modifica delle regole sulla caccia è stato definitivamente respinto dal Parlamento, ed ora non si sa più con chi prendersela.
C’è da dire infatti che sin dall’inizio alcuni parlamentari della stessa maggioranza si erano opposti alla proposta di modificare la legge, ed oggi, al momento in cui essa è stata respinta, non si capisce chi l’abbia proposta. La cosa importante però è che adesso non cambierà nulla nelle regole prima vigenti. In particolare si è evitato di dare troppa autonomia alle Regioni le quali, secondo questa nuova normativa, avrebbero potuto decidere autonomamente su quando attivare la stagione della caccia, prolungando il periodo settembre-gennaio, potenzialmente per tutto l’anno.
Secondo questa nuova proposta, le Regioni avrebbero potuto consentire la caccia anche durante la primavera, il momento più delicato per la natura e i nuovi nati animali, o durante i mesi estivi, quando con l’incremento dei gitanti nei boschi si sarebbero messe a rischio centinaia di vite umane.
Parlavamo comunque di mezza vittoria per gli ambientalisti, in quanto un gruppo di essi aveva proposto alcuni emendamenti che limitavano molto le attività venatorie. In particolare un punto molto discusso era il limitare la caccia alle specie non in via d’estinzione, come già accade in altri Paesi, ma non in Italia, in cui alcuni uccelli migratori rischiano di sparire a causa delle doppiette.
E così oltre che per l’abrogazione della legge sulla modifica, l’unanimità del Parlamento c’è stata anche sul voto contrario agli emendamenti ambientalisti. Sembrava troppo bello per essere vero che il Governo italiano tenesse di conto il parere delle associazioni ambientaliste. Evidentemente questo provvedimento è stato preso per tutelare la salute dei cittadini, ma anche per tutelare gli interessi del settore turistico dell’ambito degli agriturismi e forestale. In definitiva, qualsiasi sia la motivazione, per una volta possiamo esser contenti di un provvedimento del Parlamento italiano.