Negli ultimi dieci anni la presenza di polvere sahariana nell’aria che respiriamo in Europa è aumentata significativamente. A rivelarlo è uno studio pubblicato su Nature e coordinato dall’Istituto Paul Scherrer, centro di ricerca multidisciplinare svizzero. L’indagine, che ha coinvolto circa 50 scienziati continentali, si basa sui dati forniti da un centinaio di stazioni di misurazione elaborati tramite algoritmi di intelligenza artificiale, utilizzati per tracciare una mappa accurata delle concentrazioni del particolato.

La polvere sahariana impatta sull’ambiente
Nei Paesi del Sud Europa, tra cui Italia, Grecia, Spagna e Portogallo, la concentrazione media di pulviscolo è di 5,3 microgrammi per metro cubo, un valore più che doppio rispetto al Nord Europa e che attesta un incremento compreso tra il 10% e il 25% nell’ultimo decennio. Allargando lo sguardo storico grazie alle carote di ghiaccio estratte dal Colle Gnifetti sul Monte Rosa, emerge che la concentrazione di sabbia desertica è più che raddoppiata dall’inizio dell’era industriale.
All’origine del fenomeno vi sono la crescente aridità del Sahara e la modifica della circolazione atmosferica, spinte dal riscaldamento globale d’origine antropica. Questa sabbia è composta da particelle finissime di minerali (quarzo, feldspati, argille, ossidi di ferro e alluminio) che, sollevate ad altitudini tra i 2.000 e i 6.000 metri, viaggiano per migliaia di chilometri trasportando con sé anche pollini, metalli e batteri.
L’impatto sul clima locale è duplice: di giorno il pulviscolo scherma la luce solare abbassando leggermente le temperature massime, mentre di notte trattiene il calore emesso dal suolo, aumentando l’afa notturna. Inoltre, la polvere si deposita sui pannelli solari riducendone la produttività energetica. L’aspetto più critico riguarda la salute umana, specialmente per i soggetti fragili come bambini, anziani, allergici e cardiopatici. Le particelle più sottili (PM10 e PM2.5) penetrano in profondità nell’apparato respiratorio e si associano a un aumento della mortalità per infarto e complicazioni polmonari nei giorni di picco.
A lungo termine favoriscono l’insorgenza di asma, bronchite cronica e pneumoconiosi, fungendo anche da veicolo per infezioni virali e batteriche. L’effetto nocivo è potenziato nelle città, dove la sabbia si somma allo smog urbano. Un mix davvero letale che purtroppo rischia di aumentare nei prossimi anni. Ci si chiede quindi come muoversi quando ci sono i picchi della polvere sahariana nel nostro Paese? Gli esperti auspicano il rafforzamento dei sistemi di previsione per consentire alla popolazione di proteggersi. Nel frattempo, nelle giornate ad alta concentrazione, si raccomanda di ridurre l’attività fisica all’aperto, limitare le uscite nelle ore centrali, arieggiare la casa nei momenti di minor afflusso e schermare le finestre esposte.