Mutamenti climatici, ecco cosa accadrebbe con e senza l’intervento dell’uomo

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Il sistema più completo per individuare le probabilità che il clima della Terra in questo secolo diventerà sempre più caldo dimostra che, senza un’azione rapida e massiccia, il problema sarà di circa due volte più grave di quello che era stato precedentemente stimato sei anni fa, e forse anche peggio.

Lo studio utilizza il modello integrato inventato all’MIT Global Systems, che si basa su una dettagliata simulazione al computer dell’attività economica globale, i processi e il clima che si stanno sviluppando con il programma comune sulla scienza e la politica del cambiamento globale fin dai primi anni ’90. La nuova ricerca coinvolge 400 modelli che utilizzano lievi variazioni dei parametri di input, selezionati in modo che ciascuno lavori a parità di probabilità di essere corretto sulla base delle attuali osservazioni e conoscenze. Esso prende in considerazione anche eventuali modifiche delle attività umane, come il grado di crescita economica, la richiesta di energia, lo sviluppo dei diversi Paesi.

Il co-autore Ronald Prinn, co-direttore del Programma congiunto dell’MIT e direttore del Center for Global Change Science, afferma che, per quanto riguarda il riscaldamento globale, è importante “basare le nostre opinioni e le politiche in materia di dati scientifici”, i quali riguardano con grande dettaglio, gli effetti dell’attività economica accoppiata con gli effetti degli agenti atmosferici, i sistemi oceanici e biologici.

Le nuove proiezioni, pubblicate su American Meteorological Society’s Journal of Climate, indicano una media probabilità del riscaldamento della superficie di 5,2 gradi centigradi entro il 2100, con un 90% di probabilità che la gamma vada da 3,5 a 7,4 gradi. Questo può essere paragonato ad un aumento medio nello studio del 2003 di appena 2,4 gradi. La differenza è causata da diversi fattori, piuttosto che da uno singolo. Tra questi ci sono le migliorate condizioni economiche e le emissioni più basse rispetto alle previsioni; eruzioni vulcaniche, per le emissioni di fuliggine, che possono aumentare l’effetto del riscaldamento; le misurazioni della temperatura nelle profondità oceaniche, che consentono stime di quanto velocemente il calore e l’anidride carbonica vengono rimossi dall’atmosfera e trasferiti alla profondità degli oceani.

Secondo Prinn questi cambiamenti fanno parte della categoria “non politica“, che in generale peggiorano la situazione prevista 6 anni fa. Ma poi entrano in gioco anche i fattori “politici”, che riguardano per la maggior parte le emissioni di gas serra. Afferma Prinn:

Senza l’azione umana, vi è il rischio più significativo di quello che è stato precedentemente stimato. Questo aumenta l’urgenza di un’azione politica importante.

Per illustrare la gamma di probabilità rivelate dalle 400 simulazioni, Prinn e il suo team hanno prodotto una ruota che riflette le relative probabilità dei vari livelli di aumento della temperatura. La ruota è una rappresentazione grafica della potenzialità di gravi impatti climatici. In breve si evince che le conseguenze non-politiche potrebbero peggiorare di poco la situazione se venissero prese le dovute contromisure dall’uomo (ad esempio ridurre le emissioni di CO2); ma al contempo se non dovessero essere presi provvedimenti, il danno sarebbe raddoppiato, portando ad una situazione insostenibile, come il completo scioglimento dei ghiacciai, in un tempo anche inferiore al previsto.

Tuttavia, poiché negli ultimi anni i veicoli, e gli edifici sono migliorati dal punto di vista delle emissioni, la situazione è migliore rispetto alle previsioni. Ciò significa che adottando in tutto il mondo questi provvedimenti, diventerà più probabile rallentare o bloccare del tutto il riscaldamento climatico che, allo stato attuale, sembra inevitabile.

Fonte: [Sciencedaily]

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